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One penny: la grande moneta britannica

Monete, cartamoneta, titoli, ecc...

One penny: la grande moneta britannica

Messaggioda Anticogentleman » mar ago 01, 2017 12:56 pm

Immagine


Tra le monete della mia collezione ne ho qualcuna un po' rara od antica,
ma quella che mi piace di più esteticamente è il one penny britannico, un esemplare SPL
del 1932, che non viene quotato tantissimo, eppure, ha una storia ed una diffusione
che molte altre monete si sognano.
Come noi collezionisti sappiamo, infatti, quello che vale di più in una
moneta è la sua vita in mezzo alla gente, tutte le mani sudate che l'hanno
toccata, i giri intercontinentali che ha sopportato, fin quando non è
arrivata in casa nostra, magari in condizioni ottime da poterne vedere ancora i
minimi dettagli, pronta per essere pulita e messa a riposo in una vetrina.
A mio parere (vi esorto a discuterne in caso non la vediate come me), una moneta
che circola vale di più di una che viene coniata solo per collezionisti ma
in molti meno esemplari, perché l'essenza del valore è il rapporto tra:
vita in pubblico e stato di conservazione, + difficoltà di reperimento (data dalla
tiratura, ma non solo) e, solo infine, dal materiale
(se raro, come
il palladio o l'oro). Ritengo che il valore storico sia più importante di quello
economico (ancorato per lo più agli ultimi due fattori sopra citati). Del resto,
una moneta è tale in quanto usata per gli scambi, e non è un gioiello od una
medaglia (potremmo applicare lo stesso concetto ai francobolli o no?)

Per omaggiare questa moneta di bronzo le dedico qui una breve sintesi.
Il penny del Regno britannico ha continuato incessantemente la sua
vita in quasi mezzo mondo, dall'anno 700 circa ad oggi. Anticamente era di argento
ma negli ultimi due secoli è stato fatto di bronzo (tranne rare eccezioni).
La sua lega, durante gli inizi del 1900, era così costituita: 95% rame, 4% stagno e 1% zinco.
Poco prima della Seconda guerra mondiale erano in circolazione più di 3 miliardi di
pence in bronzo, che, per via delle generose dimensioni (grammi 9,4, diametro
mm. 30,8 ) iniziavano a valere meno del loro costo in materiali, a causa dell'inflazione.
Per motivi bellici, la sua lega fu modificata negli anni '40: rame 97%, stagno 0,5%
e zinco 2,5 %. Gli anni '50 videro una stasi nella produzione del penny ed addirittura
un parziale ritiro dal pubblico. Con l'ascesa della regina Elisabetta ii si riprese comunque
a coniare tale moneta anche se con bassa tiratura, e con la stessa lega del primo '900
e fine '800. Il verso della testa del sovrano era stato privato delle parole in latino
che prima riportavano il riferimento a: 'Re di tutti i britannici ed Imperatore d'India';
Elisabetta ii era rivolta a destra, mentre il padre lo era verso sinistra ( solitamente
usavano per ogni generazione di sovrano un verso opposto, ma ci furono eccezioni).
Dal 1971 il penny ha seguito il sistema decimale, costituendo la centesima parte della
sterlina, mentre prima ne era la sua duecentoquarantesima unità ; dal 1992 è stato fatto
in acciaio placcato rame.
Su di esso è sempre stato rappresentato, in un verso, il monarca del Regno,
e sull'altro, una figura di grande bellezza e la più ricorrente dal fine 1700 al 1970,
'Britannia' seduta, armata di tridente (con piccole modifiche: anticamente, dietro di lei
c'erano una nave ed un faro, poi rimase solo quest'ultimo, ed infine non ne rimase nessuno).
Concludendo con alcune curiosità, si può dire che tra le monete più rare e 'costose' al
mondo vi siano il penny di bronzo (del 1933 venduto sui 150000 euro) e quello
d'oro del Duca di Windsor (originariamente si chiamavano Wettin ed erano di sangue germanico!)
Edoardo viii che rifiutò il trono (1937, quasi un milione di euro).
Le annate con tiratura più bassa fino al '70 sono state: 1926,1933, 1932, 1950, 1951 e 1953.
Quelle con tiratura maggiore: 1967 (654 milioni), seguita dagli anni '60, e dopo, dal 1936, 1920 e 1921.
Se trovate una 'H' vicino alla data, significa che viene dalla zecca reale di Heaton ed è più rara.
COLLEZIONO FRANCOBOLLI CON MAMMIFERI MINUSCOLI, TIPO TALPE O RATTI, DRAGHI E CASTELLI, SE AVETE CIO CHE CERCO O SE VOLETE BOLLI ESOTICI O CINESI, SCAMBIAMO, SCRIVERE A: esploratore@tuta.io[/i][/i]

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Re: One penny: la grande moneta britannica

Messaggioda Pitigrilli » mar ago 01, 2017 3:27 pm

Anticogentleman ha scritto:A mio parere (vi esorto a discuterne in caso non la vediate come me), una moneta
che circola vale di più di una che viene coniata solo per collezionisti ma
in molti meno esemplari, perché ...


Non sono d'accordo.
Sono ... d'accordissimo! :D
Ma non tanto o non solo ...


Anticogentleman ha scritto:... perché l'essenza del valore è il rapporto tra:
vita in pubblico e stato di conservazione, + difficoltà di reperimento (data dalla
tiratura, ma non solo) e, solo infine, dal materiale
(se raro, come
il palladio o l'oro).


quanto per un discorso di principio.

Alberto Bolaffi diceva che nessun oggetto da collezione nasce (o è mai nato) come ... oggetto da collezione. Ovvio. Che si tratti monete, di francobolli, di orologi, di dipinti, di libri, di antiquariato in genere, tutto il fascino della faccenda sta nel fatto che quell'oggetto, per un certo periodo di tempo, a volte anche piuttosto lungo, era né più né meno, tanto per dire, che l'equivalente di quello che oggi può essere uno scontrino fiscale: una cosa con un valore in senso lato "pratico", più o meno collegata alla vita di tutti i giorni; poi, all'improvviso, succede qualcosa, non si sa dire bene cosa, ma quell'oggetto viene per così dire "consegnato alla storia", diventa il cronista, il testimone, l'immagine di una certa epoca, di certi personaggi, di certe vicende, lo si riguarda sotto un'altra luce, di emanazione culturale, e tutto allora cambia: è diventato un oggetto da collezionare, custodire, proteggere, tramandare.

Questo è il motivo per cui, secondo me, i francobolli degli Antichi Stati sono e rimarranno sempre inarrivabili: perché quando circolavano nessuno pensava a collezionarli, erano, appunto, l'equivalente di uno scontrino fiscale. Molto di quel che è venuto dopo lo trovo invece un po' artefatto. Per capirci: quando un anonimo personaggio dell'800 compose l'affrancatura cosiddetta "Verolanuova" del Lombardo Veneto (la sola lettera recante l'intera I° emissione), a tutto pensò, immagino, meno che a una rarità filatelica. "Guarda com'è colorata questa lettera ...", avrà detto al più. Poi sono invece arrivate le "affrancature filateliche", oggetti pensati, già al principio, per soddisfare l'appetito del collezionista, un appetito che veniva però così eterodiretto, radiocomandato.

Perciò, per chiudere, sì, tra una moneta coniata in 100 pezzi, a uso e consumo dei collezionisti, e una coniata i 1.000.0000 di pezzi, per assolvere il ruolo che le è proprio, io preferirò sempre la seconda.

ciao

Piti.
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