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Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italiani

Tutto ciò che riguarda la filatelia degli antichi stati italiani (ASI)

Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda unicum » mer mag 16, 2018 9:27 pm

Scusate...ma come si può parlare di un argomento...quando mancano le nozioni più elementari su di esso
continuate a sparare un sacco di menate...documentatevi prima.......

unicum
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 16, 2018 9:29 pm

Pitigrilli ha scritto:SASSONE vs MERCATO

Di esempi ne potrei portare quanti ne volete, roba da scrivere altre 20 pagine solo su questo argomento.
Ne scelgo uno, tra le infinite possibilità sotto i miei occhi:

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

Dunque, signori, se non ci fosse altro, basterebbe già il solo margine alla destra di chi guarda, a far crollare il valore intorno al 10% del Sassone. Poi - accidenti! - dall'immagine sembra proprio che il francobollo sia ossidato, e pure parecchio, che per i "Napoli" è una delle cose più micidiali che possono accadere. L'esemplare, una volta reinquadrato nell'appropriato livello qualitativo, come il Sassone richiede di fare prima di attribuirgli il valore effettivo, si colloca nella classe tra l'1% e il 5% del valore nominale.

La quotazione nominale dell'esemplare - riportata nella descrizione - è € 6.000. L'offerta attuale è € 750, a cui andrà sommato il 20% di diritti. Siamo già al il 15% del nominale, contro una quotazione Sassone tra l'1% e il 5%. Vuol dire che, nella migliore delle ipotesi, il francobollo è scambiato al 300% del suo valore, e nella peggiore addirittura al 1500%!
Piti.


Il francobollo in questione è stato venduto a 750 euro ..... quindi o te ci capisci poco o nulla oppure ..... oppure ..... oppure ..... aspetta eh ..... ce l'avevo anche un'altra ipotesi ..... allora .... si ... erano due ..... una era che te non ci capisci nulla .... e l'altra era che ...... aspetta ....... era che ...... diobono .......
e vabbè appena mi ritorna in mente te la riscrivo .....

ciao

DottorDino
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 16, 2018 9:35 pm

DottorDino ha scritto:
DottorDino ha scritto:
Pitigrilli ha scritto:
Ho ricevuto una mail dalla "3 Fil", in cui si annuncia l'imminente pubblicazione di un catalogo di vendita di "filatelia pregiata". Copio e incollo la parte iniziale della comunicazione:


Attendo l'uscita del catalogo con viva curiosità: se non ci sarà nulla da comprare, si sarà pur sempre qualcosa da scrivere.
Piti.


La curiosità non mi pungola più, ormai proprio mi morde i polpacci ..... sono passati altri 4 giorni, quasi 20 giorni di trepidante attesa e ancora niente, se arrivassi a rodermi le unghie dei piedi per l'ansia lo farei .....

mmm


So che è un pò disgustoso ma ormai sono passato a mordermi le unghie dei piedi .... d'altronde, maledetta 3fil sono 23 giorni che aspetto il nuovo mirabolante catalogo e ancora non si vede ..... eppure sento che forse tutto questo tempo non è stato sprecato invano .... sento che linee telefoniche scottano, sento francobolli involarsi, soldi passare di mano .... 23 giorni e ancora tutti noi poveracci ad aspettare il catalogo mentre forse, dico noi clienti normali, chissà qualcun'altro invece, forse .... euro di qui fogliettini di carta ma di altro tipo di là .... 23 giorni è un pò tanto per un avviso di uscita di catalogo ..... ma che staranno facendo in tutti questi giorni ...... gli si sarà impallato il pdf del catalogo, l'impaginatore sarà morto all'improvviso (speriamo di no), gli è bruciato il negozio e tutto è andato in fumo (speriamo di no ovviamente) ... oh son 23 giorni di attesa, se ne trovano di cose da fare in 23 giorni se uno c'ha i soldi el a voglia ..... eppure siamo quasi ad un mese e siamo ancora ad aspettare .... e vabbè allora aspettiamo noi .... altri invece (sic) .....

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda unicum » mer mag 16, 2018 10:05 pm

Mi stò sbellicando......
su tutti i forum..litigate...ma poi per cosa...

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 16, 2018 10:29 pm

LA FRESCHEZZA – un “caso di studio” dall’asta Vaccari

La freschezza è uno dei tre parametri per la valutazione della qualità di un francobollo. La freschezza ha la stessa dignità degli altri due parametri – l’ampiezza dei quattro margini e la nitidezza dell’annullo – ma a differenza degli altri due sembra sottrarsi a una codificazione obiettiva.

Margini e annullo sono caratteristiche marcatamente “fisiche” del francobollo (i margini si possono misurare, l’inchiostrazione dell’annullo si può vedere), mentre la freschezza sembra avere una connotazione più spiccatamente “percettiva”, inseparabile dalla sensibilità del singolo. “Margini grandi” e “annullo nitido e non deturpante” sono concetti che possiamo definire (e che ho in effetti definito, nei post precedenti) con sufficiente precisione, anche col sussidio di immagini esplicative. Si fatica però a traslare lo stesso approccio alla “freschezza”, perché questa dimensione valutativa si può tendenzialmente apprezzare solo “de visu” e le riproduzioni – a differenza di margini e annullo, che quelli sono e quelli alla fine rimangono – possono davvero falsare le cose e indurre in abbagli clamorosi.

È sufficiente una clausola commerciale, per capire le problematiche definitorie della freschezza. Tra le condizioni d’asta della Bolaffi – almeno alcuni anni fa – si diceva chiaramente che non sarebbero mai stati accettati reclami sulla freschezza dei francobolli. Come a dire che l’estrema soggettiva della valutazione – l’imprevedibilità del grado di freschezza percepito dal collezionista – avrebbe messo il banditore nell’indesiderata condizione di doversi riprendere qualsiasi cosa, se l’acquirente avesse deciso di restituirla, non potendo opporgli nessun elemento obiettivo.

Pur consapevole di tutte le difficoltà valutative, e pur sapendo di avventurarmi in un terreno sdrucciolevole, vorrei comunque provare a portare all’attenzione un “caso di studio” sulla freschezza, parecchio interessante anche per il conflitto che a mio giudizio si crea con i margini e l'annullo.

Il pezzo che vi propongo è il lotto nr. 134 della prossima asta Vaccari (23 giugno 2018).

https://www.vaccari.it/filatelia/asta/? ... FORQ%3D%3D

Parliamo – seguendo la descrizione del banditore – di una coppia del ½ grano del Regno di Napoli, II° tavola, Sassone nr. 2c, con annullo “a svolazzo”. Il pezzo balza all’occhio per la (apparente) gradevolezza di tutto l’insieme. I margini sono molti grandi su ogni lato e la coppia esibisce anche un bordo di foglio. L’annullo è ideale, perfettamente posizionato, ben impresso, col pregio estetico di essere uno svolazzo. È un oggetto che sicuramente ha una sua attrattiva. Ma …

… la freschezza? Che possiamo dire della freschezza? Poco, senza vederlo direttamente. E tuttavia quel poco non sembra lasciare grandi speranze, a una visione dal vero. Il problema, e me ne scuso, e che non riesco a dire con esattezza cos’è che mi fa percepire il pezzo “poco fresco”. Forse le incisioni, non proprio tra le più nitide, o il colore, non proprio tra i più vivaci (ma qualcuno potrebbe dire che il ½ grano di Napoli numero 2c “chillo isso è”). Forse la presenza di qualche alone o di punti un po’ più vissuti (ma qualcuno potrebbe incolpare la riproduzione sul catalogo). Forse, e qui siamo alla pura percezione, una certa “stanchezza” diffusa, che sembra connotare la coppia (ma qualcuno potrebbe dire che “stanchezza” è una parola priva di un preciso significato filatelico). Non se ne esce, chiaro, se si pretende un’analisi precisa, giustificabile in ogni sua parte, e peraltro un ampio margine d’indeterminatezza rimarrebbe anche a seguito di un esame dal vivo. Resta un giudizio, il mio, di un pezzo non proprio fresco, anche se comprendo che la valutazione possa sembrare una sorta di giustizia del cadì.

Il pezzo – in sintesi – è eccezionale per marginatura e annullo, ma quanto meno dubbio in termini di freschezza. Quindi? Che si fa? Si batte o no? Perché è proprio questa la domanda la cui risposta riassume tutto. Si batte, sì o no? E, se sì, fino a che punto si difende?

Se fossi il tipo di collezionista che ragiona sulla metrica qualità-prezzo – disposto ad acquistare tutto ciò che è d’interesse, purché il prezzo scenda abbastanza in basso – forse alzerei la paletta sino a un massimo di € 500, e oltre questa soglia psicologica lo lascerei andare senza pena, fermo restando che una valutazione equa la percepirei intorno a € 400.

Purtroppo, o per fortuna, io comunque non ragiono mai sulla metrica qualità-prezzo.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 16, 2018 10:51 pm

Noto solo ora che moebius, il grande fan di piti, quello che .....vi ricordate chi era moebius, si o no??? Eddai era quello estasiato a leggere i post di piti, vi ricordate? Su' un po' di memoria che i fans (plurare, si plurare) del buon piti si contano sulle dita delle unghie mangiucchiare dei miei piedi ormai, insomma moebius, fan n°1 dello stolido piti, l'entusiasta moebius (ebbene si, mi ripeto) ebbene non entra nel forum dal 7 marzo .....due mesi buoni, che per i tempi della 3fil insomma sono un battito di ali ma che insomma per noi sono in bel po' di tempo e ....insomma zero, due mesi e 10 giorni che non legge più il vecchio piti.... Io a dirvela tutta sono preoccupato perché pensateci, uno che si è fatto catturare dalla prosa elaborata e affabulatoria del piti non può mollare poi di botto, è davvero come una droga, io ogni giorno anelo a leggere le puttan...ehm le sempre interessanti elucubrazioni filateliche del caro piti, quando uno inizia non ce la fa proprio a smettere e dunque, come dicevo, sono preoccupato per/di moebius ....70 giorni senza la cultura, senza la democrazia innata, senza il garbo, senza la sicumera, la infallibilità papale del buon caro vecchio mitico piti .....che sarà successo lancio un appello a tutti, cosa è successo a moebius, fan numero1......per favore ho già un motivo x rosicchiarmi le unghie dei piedi non fatemene aggiungere un altro, per favore!!####!!!!!
ciao

p.s.: domani vi parlerò del quadrato, ripeto, domani vi parlerò del quadrato

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 17, 2018 10:02 am

SULLA FRESCHEZZA

Pitigrilli ha scritto:... la freschezza sembra avere una connotazione più spiccatamente “percettiva”, inseparabile dalla sensibilità del singolo [...] perché questa dimensione valutativa si può tendenzialmente apprezzare solo “de visu” e le riproduzioni – a differenza di margini e annullo, che quelli sono e quelli alla fine rimangono – possono davvero falsare le cose e indurre in abbagli clamorosi.


Questo punto è cruciale, dirimente.

Non avete bisogno di visionare un francobollo dal vivo – e al limite non avete bisogno di vederlo proprio – per sapere cos'è un "grande margine". Il margine è "grande" se la sua misura è superiore alla metà della distanza tra le due cornici perimetrali dei francobolli, nel foglio originario. Non c'è altro. Se mi dicono – per esemplificare – che la distanza sul foglio era di 2 cm, e l'ampiezza del margine è 0,8 cm, io, senza bisogno di vedere il francobollo, posso già dire che non ha un "grande margine".

Per gli annulli la cosa è un filo più articolata, ma mi sento di dire che una riproduzione – scansione, immagine, fotocopia – va più che bene per capire la differenza tra un annullo nitido e non deturpante e un annullo invasivo.

Con la freschezza, invece, l'esame diretto, il contatto "fisico" col francobollo, è ineludibile. Non abbiate mai la presunzione di poter valutare la freschezza "a distanza". Ci sono, è vero, alcune proxy, alcune indicazioni, alcune "regole del pollice" per farsi un'idea obiettiva sulla freschezza. La più classica valuta la freschezza facendo sponda sull'annullo: se l'annullo è ben inchiostrato, ha un colore vivo, se è ben impresso, senza sbavature, allora, "forse", "può darsi", "è possibile che" anche il francobollo sottostante sia in condizioni di apprezzabile freschezza. Vi invito però a fare un uso parco, attento, ai limiti della diffidenza, di questa come di altre regole. Le volte in cui falliscono sono almeno tante quante quelle in cui riescono, perciò, verrebbe da dire, tanto varrebbe lanciare una moneta, per stabilire se il francobollo è fresco o no.

Ma forse è proprio questa espressione – "… se il francobollo è fresco o no" – a dover essere precisata, per evitare equivoci. Il "grande margine" è qualcosa che effettivamente "c'è o non c'è", senza vie di mezzo, e basta munirsi di un righello, per sapere se c'è. Anche per gli annulli, pur con qualche complicazione in più, si può pervenire a casistiche sufficientemente stabili e definite, che siano una guida sicura per una scelta consapevole degli esemplari da mettere in collezione. Con la freschezza, invece, non è probabilmente corretto impostare il discorso in maniera manichea, in stile "sì o no", "bianco o nero", "c'è o non c'è". La freschezza è una caratteristica che c'è nella misura in cui lo stato di conservazione del francobollo si avvicina a quello originario. Concetto che rimane vago, lo so, perché nessuno sa dire com'era il francobollo al momento della sua creazione o del suo impiego. Diciamo – ma è solo un girarci intorno, anche perché non c'è alternativa – che un francobollo è tanto più fresco quanto meno vi trasmette la sensazione di esser stato stampato quasi due secoli fa. Un francobollo è tanto più fresco quanto più velocemente vi suscita l'esclamazione: "accidenti, ma sul serio questo pezzettino di carta ha quasi duecento anni?".

Ogni discorso teorico sulla freschezza, quindi, è strutturalmente affetto da un margine di imprecisione, che si può ridurre, minimizzare, ma mai azzerare, solo con la ripetuta osservazione di quanti più esemplari possibili. Mi permetto, al riguardo, di segnalarvi un punto di attenzione. È nella natura stessa dei francobolli degli Antichi Stati essere "poco freschi", perché viaggiando per i duecento anni, sul più fragile dei supporti materiali, e essendo stati maneggiati per tantissimo tempo senza la benché minima accortezza, non c'è da meravigliarsi se alla fine si portano addosso tutto il peso della loro età. È quindi molto probabile che i primi 10, 50, 100, 500 … francobolli degli Antichi Stati che vi capiteranno sott'occhio saranno "non molto freschi", per un semplice fatto di numeri, di statistiche: i francobolli "poco freschi" sono l'assoluta normalità, sono incredibilmente di più di tutti gli altri, perciò è molto facile imbattercisi.

Come a dire che, per capire la freschezza, non solo bisogna visionare dal vivo il materiale, ma di materiale bisogna visionarne davvero tanto, a pacchi, in continuazione, senza sosta. Da questa prospettiva, sì, non siate schizzinosi verso nessuna proposta di vendita. Guardate tutto il guardabile, possibilmente dal vivo, e solo in subordine tramite immagini. Dalle ridicole proposte sulle sezioni "Offro" dei vari consessi virtuali, sino ai pezzi in mano a Grandi Commercianti e Grandi Collezionisti, tutto concorre a farvi capire che cosa è la freschezza, ad affinare in voi la percezione della più problematica delle dimensioni valutative di un francobollo degli "Antichi".

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 17, 2018 11:45 am

Pitigrilli ha scritto:da Casati non mi aspetto niente


Per l'appunto.

ciao
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 17, 2018 6:11 pm

CAVEAT EMPTOR!

Pitigrilli ha scritto:Cari collezionisti di Antichi Stati, vi invito a consacrare come un postulato questo fatto elementare: in un catalogo modesto, assemblato alla bell'è meglio, dove si susseguono senza troppa logica oggetti eterogenei, per lo più con imperfezioni di vario genere, ebbene, in questo catalogo, è immensamente probabile che anche quei pochi esemplari apparentemente a modo - e sottolineo apparentemente - abbiano anch'essi in realtà qualche piccolo o grande problema, magari non manifestamente evidente, ma molto probabilmente presente. Poi, se proprio volete prendervi il rischio, allora fatelo, ma ... io vi ho avvertito.


Pensateci. Un commerciante vuol vendere, d'accordo, questo è il suo mestiere. Il punto è: vuol vendere e basta o vuol vendere con uno stile? Questo è il punto.

Se voglio vendere e basta – scelta più che legittima – spazierò sul più ampio spettro possibile di clientela, dal piccolo appassionato al mecenate, da chi va avanti come può a chi non conosce limiti di spesa. Cercherò di approvvigionarmi di quanto più materiale possibile, dal pezzo comune alla grande rarità, dalle seconde e terze scelte alla qualità d'amatore, per coprire tutti i possibili "desiderata" dei miei potenziali clienti. Adotterò tutte le possibili strategie di marketing, dalle martellanti offerte massive del giorno-per-giorno a proposte diradate e selezionate, ognuna consona e appropriata rispetto al segmento di clientela di volta in volta da servire. Utilizzerò tutti i possibili canali di vendita, dalle molteplici possibilità offerte da internet sino alla trattativa privata vis-à-vis, ancora una volta per incrociare l'eterogeneità della mia variopinta clientela.

Questo farò, se voglio vendere e basta, o a dir meglio questo proverò a fare, questo è quel che mi piacerebbe riuscire a fare, se mai fosse possibile. Vedete, ogni collezionista – sia in fase di acquisto che di vendita, per quel minimo di serietà che mette nella sua passione – vuole prima di tutto, prima di ogni altra cosa, rapportarsi con personaggi – commercianti e altri collezionisti – che percepisce come "spiriti affini". Il mio dire deve entrare tosto nel tuo capire. Io dico una parola, tu devi capirne due. Dobbiamo essere in sintonia. Questo vuole un collezionista. Essere compreso.

Se sono un amante della qualità, se voglio fare della qualità la cifra distintiva della mia collezione, guarderò con sospetto e mi avvicinerò con riluttanza (e più probabilmente non mi avvicinerò affatto) a tutti quei commercianti che, per dire, "centrano" il proprio business sui gruppi Facebook o sulle sezioni "Offro" di questo o quel forum. Ma mica per cattiveria, eh. No, assolutamente. Solo perché le cose che vedo in quelle vetrine, ma soprattutto i discorsi che leggo, li percepisco lontani dalla mia sensibilità collezionistica. Quelle offerte, e le considerazioni che ci si montano sopra, non sono né giuste né sbagliate, sono semplicemente diverse. Da cosa? Da me, dalle mie inclinazioni, dai miei interessi, da ciò che personalmente mi dà soddisfazione. Quindi ne sto alla larga. Così come, per dire, mi terrò lontano da tutti quei commercianti che dopo uno, due, tre, … cinquanta, … cento cataloghi di vendita non sono riusciti a potarmi oltre le Colonne d'Ercole di un tiepido "sì, carino, si potrebbe comprare, magari ci penso …".

Questi commercianti vedranno progressivamente rarefarsi le manifestazioni di interesse di collezionisti come me, e parallelamente vedranno magari incrementare le attenzioni di altri tipi di collezionisti, guidati da altri moventi, animati da altri impulsi. Il meccanismo di apprendimento li porterà, più o meno consapevolmente, a indirizzarsi su un certo genere di materiale (che capiscono di poter piazzare più facilmente, in tempi più brevi) a discapito di altro materiale (per loro difficile da smerciare). Questa selezione commerciale accrescerà la percezione di alcuni collezionisti che certi luoghi e certi venditori vanno tenuti lontano, e corroborerà la convinzione di altri che gli stessi luoghi e gli stessi venditori sono i migliori per fare dei buoni acquisti. Il sistema converge all'equilibrio, pian piano, senza che nessuno se lo sia individualmente prefisso come scopo, quasi operasse sul serio la cosiddetta "Mano Invisibile", che tutto guida e disciplina. L'originaria ambizione di vendere tutto a tutti si ridimensiona, il desiderio di esser presente in ogni angolo dell'universo filatelico si ricompone. Uno stile si impone, che lo si voglia o no, per la forza imperiosa delle cose. Ci sono commercianti che vendono ad "alta frequenza" e a "basso prezzo" e altri commercianti che fanno affari con "bassa frequenza" ma ad "alto prezzo". Specularmente ci saranno collezionisti che comprano spesso, a prezzi di saldo, e collezionisti che comprano meno, sostenendo costi più elevati. Ogni bottone trova la sua asola.

Di quando in quando, però, l'ambizione ritorna, si riaccende il desiderio di esser ovunque, si vorrebbe commerciare privi di uno stile. Qualche facebookaro, qualche internettologo, qualche catalogaro vorrebbe infilare un sol bottone in due asole. Propone – a suo dire – materiale di pregio, per qualità, rarità o interesse filatelico. Le reazioni che suscita – serve dirlo? – spaziano da una cortese indifferenza a dei sonori "vaffa".

Ma cosa ne puoi mai sapere, tu, della qualità? Tu, che non hai mai proposto, in tutta la tua vita, un solo francobollo che mi abbia mai emozionato? Tu, che definisci "eccezionale" cose che io reputo alle soglie, ai limiti, della collezionabilità? Cosa mai credi di fare, ora? Solo perché mi mostri un francobollo ottimamente marginato sui quattro lati, con un annullino bello pulito, credi che io possa sul serio trovarlo interessante, magari perché me lo offri a un prezzo conveniente, rispetto a quelli che mi praticano i commercianti a cui mi rivolgo abitualmente? Ma come si vede che non hai capito un cazzo, di come funziona tutta la faccenda! Che cosa ne so, io, di quali sono le reali condizioni di quel francobollo, peraltro il più delle volte totalmente anonimo, sprovvisto del pur minimo pedigree, senza una storia passata e verosimilmente senza un futuro? Che cosa ne so, ora, se quel francobollo, apparentemente eccezionale, non ha imperfezioni o punti di disturbo? Tu non ti sei mai preoccupato della qualità, hai sempre mostrato insofferenza verso le mie pretese sulla qualità, hai sempre considerato la qualità una manifestazione di egocentrismo, e ora mi vorresti far credere che hai in mano un francobollo di qualità, della mia qualità, e che me lo offri pure a buon mercato? E, di grazia, dove te lo saresti procurato? Chi te lo avrebbe mai venduto, se in tutta la tua vita non hai mai servito un solo collezionista simile a me? Ma quale credibilità pensi di avere?

Dai, su, per favore, sii serio. Torna su Faccialibro, continua ad "uppare" le tue proposte di vendita, stampa cataloghi di pessima risoluzione grafica, affastellando francobolli su francobolli, e continua a riproporre ossessivamente gli invenduti. Continua a fare quello che hai sempre fatto, insomma, quello che sai fare meglio di chiunque altro, che nessun altro sa fare bene come te, e non indurre in tentazione coloro che, non ancora sufficientemente ammaestrati dall'esperienza, potrebbero cadere in così puerili tranelli.

Piti.
Ultima modifica di Pitigrilli il ven mag 18, 2018 9:47 am, modificato 1 volta in totale.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » ven mag 18, 2018 8:15 am

Il mondo medico si aggiorna e sta continuamente e obbligatoriamente al passo coi tempi, ora e in ogni epoca. “Nascono” nuove patologie che devono essere identificate e poi riconosciute.
In seguito è necessario capire perchè si è sviluppata tale entità nosologica e poi bisognerà pensare ad una terapia, insomma bisognerà lavorarci, investire, provare, fallire e poi tentare ancora.
Alla fine, di solito, con gli sforzi di molte persone coinvolte e di molti soldi, si riesce a trovare la cura, e la malattia e i suoi sintomi piano piano fanno il giro del mondo e sempre con calma, entrano anche nella zucca più dura del più duro studente di medicina e poi continua ad espandersi e anche il mondo non accademico, cioè quello che non ha basi mediche, se ne ha voglia o a volte suo malgrado inizia a ricordarsi di “nomi strani”.

Basta fare alcuni esempi per farvi capire cosa intendo.

Ho avuto un paziente che qualche mese fa è tornato dopo tanto tempo agli Uffizi e sapete cosa gli è successo ? Stava benissimo prima di entrare ma poi ha avuto giramenti di testa improvvisi e stava cadendo a terra prima che la moglie riuscisse a farlo sedere in terra …. vi si è accesa la lampadina ? E' la sindrome di Stendhal, perchè uscito dal museo non ha accusato più alcun sintomo. E' una sindrome così detta, psicosomatica, cioè in qualche modo legata alla psicologia del paziente e non ad un suo vero sintomo nel senso viscerale del termine. Prende il nome dallo scrittore che la “subì” in prima persona, durante una visita proprio a Firenze e che ne parlò in un suo scritto.

Altre volte il nome dato ad una malattia deriva dal nome dello scopritore, altre ancora ,se sono stati più generosi, da quello del primo paziente identificato (ovviamente a posteriori) con tali sintomi.

Nei tempi passati, sbagliando, in alcuni casi il medico scopritore decise di far assumere alla sua scoperta un connotato lessico troppo negativo e come conseguenza, per anni i pazienti sono stati costretti, come se già non bastasse essere malati, a convivere non con un semplice sinonimo di malattia ma con un termine più dispregiativo e negativo, per esempio come morbo.

La parola morbo non vi fa venire in mente un qualcosa in qualche senso di inferiore, più “schifoso” di una semplice malattia? Non per niente nell'antichità la parola morbo era associata all'idea di fetore, puzza, olezzo maleodore. Quindi una qualche malattia maleodorante, un concetto che ci impone di stare lontano dal malato, il malato non solo è malato ma pure puzza, è da isolare, da bandire, da allontanare …...

E' il caso per esempio del morbo di Crohn, che ora, nell'epoca del politically correct ad ogni costo, è più corretto chiamare ileite terminale di crohn (una malattia che colpisce l'intestino - ileite = una parte dell'intestino, l'ileo appunto) o il morbo di Parkinson, scoperto e portato in letteratura dal dottor Parkinson già nel 1817 ma identificato tramite omaggio postumo con il termine che oggi ben conosciamo solo molti anni dopo da un altro grande medico dell'800, cioè Charcot (che del resto ha si coniato il termine di morbo di parkinson come omaggio a parkinson ma che poi durante la sua carriera e grazie ai suoi notevolissimi studi in ambito neurologico è riuscito lo stesso ad “attribuirsi” un altro nome di un'altra patologia, e parlo ovviamente della neuropatia Charcot Marie Thoot).

Un altro termine medico comune può essere sindrome, cioè multisintomaticità contemporanea.
La sindrome di Asperger per rimanere nella pura medicina o la sindrome di Stoccolma per tornare nel campo più oscuro della psicosomaticità

Dunque, termini diversi come malattia morbo sindrome e nomi diversi associati a persone vere come Parkinson Asperger Crohn ......

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven mag 18, 2018 8:52 am

Pitigrilli ha scritto:“PICCOLI BASTARDI” – il 15 centesimi della II° emissione di Parma

Il 15 centesimi della II° emissione di Parma (usato sciolto), a esempio. Francobollo (quasi) impossibile, se lo volete di alta qualità. Ne ho in mente solo due, che però credo siano lo stesso francobollo: uno, è quello della collezione “Luxus”, l’altro è quello presente in una asta Bolaffi del 1999. Temo siano gli stessi, però; ieri, poi, ne ho visto un altro (ma su lettera), proposto dalla Italphil nel 1987. Stop.

Dare la caccia ai “piccoli bastardi” può essere un’attività interessante, per un collezionista di Antichi Stati; può segnare addirittura un percorso collezionistico, volendo; cercare solo e esclusivamente francobolli comuni, anche molto comuni, o comunissimi, ma di qualità superlativa o eccelsa.

Provateci, e poi ditemi se è vero o no che, a questo mondo, ci sono molti più piccoli bastardi di quanto si pensi!

Piti.


http://www.toselli.com/it/asta-0105/lot ... aliani.asp

Uno dei migliori che abbia recensito (anche se dalla scansione sembrerebbero esserci dei piccoli ingiallimenti, ma qui ritorna appunto il discorso sulla freschezza, che non si potrà mai valutare "a distanza")

ciao

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven mag 18, 2018 9:19 am

Pitigrilli ha scritto:QUANTO VALE?

“Quanto vale?” è la domanda più stupida, insulsa e banale che un collezionista di Antichi Stati possa farsi. “Quanto vale?”, se domandato in senso mercantile, per sapere “quanto posso ricavare, se lo vendo”, ha la più piatta delle risposte: “quanto qualcuno è disposto a pagarlo”.


Un caro amico, ben conoscendo la mia totale apatia verso la politica nazionale (attività forse utile un tempo, forse, ma ora del tutto insignificante, con l'avvento della globalizzazione), e sapendo però anche di certe mie naturali inclinazioni di pensiero, mi ha suggerito la lettura del libro "Manifesto dei Conservatori", di Giuseppe Prezzolini. E' un libro degli anni '70 del secolo scorso, ovviamente non più in commercio, ma di agevole reperibilità. Sono andato sul sito "maremagnum" e ho inserito il titolo come chiave di ricerca. Questo il risultato:

https://www.maremagnum.com/ricerca/risu ... nservatori

Non amo le emoticon, ma ... :shock: :shock: :shock:

Ohibò, che succede?

Quanto "vale" questo libro? Da 6 a 20 euro, e in mezzo c'è di tutto, se "il valore" devo farlo coincidere con "il prezzo". Come a dire da "x" a "3x", con diverse gradazioni intermedie, se accetto l'assimilazione tra "prezzo" e "valore". E stiamo parlando, badate bene, di un libro normale, non certo un pezzo di antiquariato o da collezione. Un libro da leggere, punto e basta, per il quale quasi nessuno è seriamente interessato allo stato di conservazione o deviato da altre manie tipiche del collezionista. Eppure vi sono ugualmente violente escursioni di valore, di prezzo. Quindi, ripeto, "quanto vale" questo libro? Quanto qualcuno è disposto a pagarlo, viene da dire. Già, ma quanto? Secondo alcuni vi saranno persone disposte a spendere sino a 20 euro, secondo altri non si potrà mai andare oltre i 6 euro. Quindi, di nuovo, "quanto vale"?

Domanda chiaramente provocatoria, che non ha risposta, semmai a qualcuno venisse davvero la voglia di abbozzarne una. Domanda che vuole semplicemente veicolare un messaggio. Parliamo di un oggetto facilmente reperibile, a uso pratico, di nessun interesse oltre il piacere di usufruirne, e tuttavia il suo "vero valore" rimane largamente indeterminato, se per "valore" intendo "il prezzo". E se non riusciamo a fissare il "valore", il "prezzo", di un oggetto così semplice, come mai potremmo riuscirci per un oggetto incommensurabilmente più complesso, quale è un francobollo degli Antichi Stati?

Pitigrilli ha scritto:Il collezionismo degli Antichi Stati deve partire dall’osservazione di base per cui ogni francobollo è unico, fa storia a sé, e necessita pertanto di una valutazione singola, esperta e soggettiva. [...]. Il fascino, la magia, l’attrattiva degli Antichi Stati è tutta nella “individualità” propria di questi oggetti. Il loro obiettivo prezzo di mercato – indipendente da valutazioni soggettive – non esiste. Esiste il prezzo per noi, che è il portato, il precipitato, di tutta una serie di considerazioni eminentemente personali, senza le quali nessuna valutazione – nessun pricing – è possibile. Se non ve la sentite di addentrarvi in questo genere di ragionamenti, passate senz’altro la mano.


ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven mag 18, 2018 9:42 am

VENTIMILA ... FRANCOBOLLI DENTRO L'ALBUM

Ventimila: aggettivo numerale, venti volte mille; è il prodotto della quarta potenza di cinque per la quinta potenza di due.

Questo topic, nato il 16 gennaio 2017, ha superato oggi, 18 maggio 2018, il traguardo nominale delle 20.000 visite. Ventimila visite in nemmeno due anni (per avere un metro di confronto, il bellissimo topic di vikingo68, sulle "Buste multicolori, miste e Tariffe Sardegna Italia", ha totalizzato più di 45.000 visite, a partire dal 2008).

Diventa impossibile, a questo punto, per me, stabilire un coefficiente di conversione tra numero di visite e numero di visitatori; ma in fondo non ha importanza, perché quel quel "20.000 and beyond" sul contatore delle visite ha solo un valore simbolico; so bene - l'ho già detto - che i numeri del "web", della "realtà virtuale", non hanno nessun collegamento con i numeri del "mondo reale" e lascio ad altri l'illusione di pensare di essere il centro di gravità della filatelia, solo perché qualche trilione di persone ha fatto "click" sul mouse.

Rimane però una piccola e innegabile soddisfazione, quella di sapere che qualcuno legge, chi sistematicamente, chi saltuariamente (vedi, caro Ignotus, che questo forum è forse molto più attivo di quanto possa sembrare ad osservatori distratti? Se non si muove - diceva il cacciatore d'esperienza - non significa che sia morto :D ).

Questo traguardo, per quanto modesto, merita di esser celebrato. Prendo perciò l'impegno - compatibilmente con i miei veri impegni - a presentarvi "Sua Maestà", "Sua Altezza Imperiale", il "Re dei Re", o in modo più leggero e romantico il "Canto del Cigno degli Antichi Stati" ...

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » ven mag 18, 2018 12:34 pm

Pitigrilli ha scritto:Questo topic, nato il 16 gennaio 2017, ha superato oggi, 18 maggio 2018, il traguardo nominale delle 20.000 visite. Ventimila visite in nemmeno due anni (per avere un metro di confronto, il bellissimo topic di vikingo68, sulle "Buste multicolori, miste e Tariffe Sardegna Italia", ha totalizzato più di 45.000 visite, a partire dal 2008).
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Paragone inopportuno
uno è un topic specifico di buste e lettera di sardegna, un antico stato specifico
l'altro un topic generalista di tutti gli antichi stati
è come paragonare la tiratura del giornale Focus con la tiratura del giornale Focus Storia ....

Comunque non mi sorprendo, è un altro dei sintomi che tra poco analizzerò ....

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » ven mag 18, 2018 12:50 pm

DottorDino ha scritto: Dunque, termini diversi come malattia morbo sindrome e nomi diversi associati a persone vere come Parkinson Asperger Crohn ......


IL CAVIALE

Avete presente quando si assaggia qualcosa di prelibato ?
Avete presente la prima volta che avete mangiato qualcosa di incredibilmente saporito ?

Mi viene in mente per esempio il caviale ….

Il caviale ha un sapore che lo differenzia senza dubbio da tutti gli altri sapori, uno lo assaggia e se lo ricorda per tutta la vita. Il caviale sa di caviale e basta, ne basta una pallina in bocca e lo riconosci subito, non puoi sbagliare.

Trenta anni fa circa, quando il mondo, va da sé, non era come è oggi, quando c'erano barriere che poi sono state fatte cadere, quando la coltivazione del “mangime” non era industrializzata come oggi, beh insomma trenta anni fa il caviale non si trovava esattamente tra gli scaffali del supermercato, lo storione non si allevava ancora e avere la possibilità di mangiare vero caviale, tipo il Beluga per intendersi, erano davvero limitate.

Mio babbo, per motivi che ora tralascio, spesso per lavoro aveva la possibilità di recarsi in svezia o in norvegia e da lì per motivi geopolitici riusciva a volte a mettere le mani sul vero caviale russo.
E ce lo portava a casa
E il cavaiale nella mia mente di bambino è sempre stato l'antipasto della grande occasione (all'epoca per dirvi anche il salmone era un antipasto delle occasioni importanti), quel qualcosa che rendeva unico un evento.

Eppure, eppure sfido chiunque a mangiarsi 20 crostini con il caviale, a mangiarlo col cucchiaio, a riempirsi il piatto di caviale e poi mangiarlo pallina dopo pallina dopo pallina, grammo dopo grammo; è ovvio che per l'intrinseco suo sapore dopo poco stuccherebbe, il sapore probabilmente diventerebbe nauseante. Il caviale sembra quasi un monito ai piaceri della vita, se puoi mangialo certo ma con moderazione, mangialo certo ma gustalo, mangialo certo ma poco per volta.
Il caviale è una metafora, ci dice che è una cosa gustosissima, ma non insistere, non esagerare, sii morigerato …...

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