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Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italiani

Tutto ciò che riguarda la filatelia degli antichi stati italiani (ASI)

Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 09, 2018 8:10 pm

Pitigrilli ha scritto:
Pitigrilli ha scritto:AdF E BdF

Ho ricevuto una mail dalla "3 Fil", in cui si annuncia l'imminente pubblicazione di un catalogo di vendita di "filatelia pregiata". Copio e incollo la parte iniziale della comunicazione:

" ... è con motivato orgoglio che anticipiamo la prossima uscita nel mese di Maggio del 45° catalogo di vendita a prezzi netti che va in stampa dopo una accuratissima e “fortunata” selezione del materiale offerto. Si parte con un considerevole insieme di lettere del Lombardo Veneto di qualità assolutamente superiore alla media con diverse affrancature bordo o angolo di foglio, in massima parte firmate o certificate da Silvano Sorani".

Attendo l'uscita del catalogo con viva curiosità: se non ci sarà nulla da comprare, si sarà pur sempre qualcosa da scrivere.
Piti.


Chi sa come avrai fatto a rintuzzare la tua viva curiosità per ben due settimane ....
del catalogo ancora non c'è traccia, a meno che, come potrebbe far pensare una mail personale, non ci sia stata una specie di indicazione del tipo: guarda che sta per uscire il nostro catalogo che non è un catalogo di asta ma un catalogo chi prima vede prima prende, noi ti consigliamo di guardarlo parecchio bene e parecchio alla svelta, anzi, forse, caso mai, fosse il caso che, sia mai che, se vuoi o se ci chiedi qualcosa ti possiamo favorire e dirti/farti vedere i francobolli che vuoi in anteprima, sei un così caro cliente ......
..... la mia curiosità per il catalogo ancora mi pungola i polpacci ma resisterò ....

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 10, 2018 10:45 am

ACCERCHIATI – la guerra delle affrancature

Lo Stato Pontificio si trovava proprio lì, nel mezzo di una sedicente Italia unita, a dividere fisicamente un’Italia idealmente unita, a segnare una obiettiva frattura geografica in una dichiarata unità politica. Le missive estere destinate allo Stato Pontificio dovevano pertanto transitare per il territorio italiano, dando origine al “gioco delle tassazioni”, che esprimeva al fondo un gioco di potere tra gli Stati, sino a diventare una vera e propria guerra combattuta a colpi di tariffe, di affrancature.

Le vicende della seconda guerra di indipendenza erano sfociate in un ridimensionamento dell'ingerenza politica dell'Austria nel territorio italiano, con strascichi di non poco momento. Parma, Modena e Toscana, ma anche la Romagna Pontificia, erano ora sotto un dominio filo-piemontese. Lo Stato Pontificio aveva dunque subito una mutilazione: la Legazione delle Romagne – questo il nome esatto – aveva cambiato colorazione, era diventata "italiana". L'usurpazione delle Romagne – perché di questo si parla, di un'usurpazione – creava un caso diplomatico nei rapporti istituzionali tra il Piemonte e lo Stato della Chiesa, sino ad allora improntati a un reciproco rispetto, se non altro formale. Wikipedia fotografa la situazione con la consueta efficacia:

"Il re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, non aveva mai pronunciato pubblicamente alcuna dichiarazione ostile verso la Santa Sede, cui invece era formalmente in amicizia; Casa Savoia, inoltre, era notoriamente fedele al cattolicesimo. I fatti accaduti nella Legazione creavano quindi un grave vulnus ai rapporti con la Santa Sede. Volendo prevenire proteste ufficiali da Roma, il re inviò nell'Urbe un cappellano di Corte, l'abate Stellardi, con l'incarico di riferire al pontefice che il re era stato costretto da Napoleone ad accettare l'annessione delle Romagne. In risposta a tale comunicazione orale, Pio IX inviò una lettera a Vittorio Emanuele in cui mise per iscritto tutto ciò che l'abate gli aveva riferito a voce. Pochi giorni più tardi il pontefice espresse le sue intenzioni all'ambasciatore francese: non acconsentiva ad alcuna separazione delle Romagne dallo Stato Pontificio.

L'11-12 marzo 1860 si svolsero i plebisciti di annessione delle Romagne, degli ex Ducati e della Toscana. Pochi giorni dopo il generale Enrico Cialdini mosse con le sue truppe da Brescia ed occupò le ex Legazioni. A cose fatte, Vittorio Emanuele inviò una lettera al pontefice per 'esporre con rispettosa franchezza le ragioni della mia condotta' (20 marzo). Nella missiva il re di Sardegna proponeva al papa di accettare il fatto compiuto ed avanzava la proposta di intavolare negoziati tra le due parti.

La lettera fu consegnata a Pio IX il 28 marzo da un inviato piemontese, il barone Roussy. Il giorno seguente il pontefice pronunciò la scomunica al re e a tutte le persone che avevano cooperato per l'ottenimento di questo risultato
".

La storia postale offre ancora una volta una testimonianza peculiare dell'evento, sebbene con una leggera sfasatura temporale. A una nuova conformazione geo-politica doveva di necessità corrispondere, prima o poi, un adeguamento nelle tariffe postali, che pure, in alcuni frangenti, impiegò del tempo a realizzarsi (tra il Pontificio e la Toscana, per dire, continuò a valere a lungo l'accordo stipulato niente meno che nel giugno del 1853).
Torino propose a Roma – nell'agosto del 1861, cinque mesi dopo la dichiarazione dell'unità d'Italia – una rivisitazione e razionalizzazione del quadro delle tariffe postali, a tutto vantaggio di entrambi gli Stati, sul piano tecnico e economico. Torino aveva però ignorato la dimensione politica di tutta la faccenda. Accettare l'accordo – per Roma –significava riconoscere lo Stato italiano e, nemmeno troppo indirettamente, legittimare gli eventi che avevano portato alla perdita della Romagna. Roma, dunque, non aderì e di quel diniego abbiamo oggi una suggestiva testimonianza nelle "affrancature miste Pontificio-Italia", necessarie per far viaggiare le missive "franche" sino a destinazione.

La storia postale, ancora una volta, diventa storia tout-court.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 10, 2018 10:54 am

ACCERCHIATI – Oltre la “breccia di Porta Pia”

Il 28 settembre 1870 è la data d’introduzione di un nuovo timbro annullatore, caratteristico del Regno di Sardegna: il muto a rombi. L’11 ottobre marca la sostituzione del bollo pontificio “a doppio cerchio” col bollo italiano “a cerchio semplice”. Sono i primi e immediati segni tangibili del nuovo Stato. Ma il fatto più rilevante è un altro: l’1 ottobre entrano ufficialmente in scena i francobolli italiani, sebbene non vi fosse ancora stato nessun plebiscito (una scelta analoga era stata pressa dieci anni prima, nei territori dell’ormai decaduto Granducato di Toscana, quando l’introduzione della serie dei Savoia aveva preceduto la consultazione popolare, dall’esito peraltro scontato).

La storia – ormai dovremmo averlo capito – non è quel processo lineare e ordinato, quasi ineluttabile, che i libri raccontano con invidiabile chiarezza e precisione, per mere esigenze didattiche. La storia è complessa, confusa, contraddittoria, fatta di fughe in avanti e regressioni, di lunghe pause e improvvise accelerazioni, di slanci emotivi e irrazionalità, di eterni silenzi su fatti accaduti di perpetue narrazioni di cose mai successe.

Fortuna che ci sono i francobolli, a tenere in vita un pur minimo ricordo!

I francobolli pontifici non erano più in vendita, come a dire che il “Papa Re” era stato deposto, ma si consentì ai privati di smaltire lo stock a loro disposizione, presumibilmente per un fatto di “pace sociale”, per evitare di polverizzare, con un tratto di pena, il valore di un oggetto evidentemente ancora diffuso tra il pubblico. E ritorna, di nuovo, il parallelo tra la moneta e i francobolli: non si può – non è politicamente conveniente – azzerare istantaneamente un valore monetario, sia esso un francobollo o una moneta, con un atto amministrativo. I possessori dei bolli pontifici cercarono di esaurirli prima di acquistare quelli italiani, proprio come il possessore di una moneta destinata a sparire avrebbe cercato di liquidarla per tempo. Le prime due settimane di ottobre furono perciò un “periodo di incubazione”: esistevano i francobolli italiani, ma in pochi li utilizzarono, come se l’Italia unita avesse ancora bisogno di tempo per manifestarsi nella realtà di ogni giorno, come se ci si trovasse in uno strano presente, un cono temporale col passato e il futuro dirimpettai sull’uscio della storia, l’uno pronto a uscire, l’altro smanioso di entrare. Trascorso quel momento di “sospensione” tra passato e futuro, inizialmente a favore del passato, le cose si capovolsero a favore del futuro. L’uso di francobolli pontifici diventa raro già nel mese di novembre e rarissimo in dicembre e nei successivi mesi del 1871.

Il cambio nello strumento tecnico – il francobollo – non poteva che accompagnarsi a un cambio nelle disposizioni sul suo utilizzo – le tariffe –, chiaramente uniformate a quelle del Regno d’Italia. La tariffa pontificia per l’interno da 10 centesimi – per le lettere spedite nel Lazio – rimase valida sino al 31 ottobre, per esser poi raddoppiata. La revisione delle tariffe per l’estero avvenne il 18 novembre e le missive dirette all’estero recepirono il trattamento più favorevole rispetto ai regimi precedenti.

Solo ora, l’Italia, cominciava ad assomigliare a qualcosa di realmente unito.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven mag 11, 2018 10:44 am

IL PREZZO DELL'ERRORE

Devo emendare questa mia affermazione o, almeno, qualificarla meglio.

Pitigrilli ha scritto:Ma ti viene il dubbio che, se la volevo, me la compravo da solo, direttamente in asta? Al più avrei chiesto la consulenza o il parere di un agente di fiducia, ma perché la devo pagare a te cinque, sei, sette, otto volte di quello che l'hai pagata tu? Perché ci devi guadagnare, ovvio, è il tuo mestiere. Va benissimo, ripeto. Ma, per favore, il tuo guadagno non me lo spiattellare così sfacciatamente davanti agli occhi, perché altrimenti, anziché "contento e coglionato", mi sento solo "coglionato", e non è che sia proprio una bellissima sensazione (e alla fine, lo sappiamo, il collezionismo vive molto di stati psicologici).


L'acquisto in asta – ricordo di averlo già notato – è esposto a due tipi di errore.

Errore di I° specie: si acquista – per eccesso di entusiasmo, per impulsi incontrollati, per un malinteso spirito di competizione – un francobollo che, a riacquisita lucidità, ci si rende conto che doveva rimanere là dove stava.

Errore di II° specie: si lascia andare – per eccessiva timidezza, per impreparazione, per avarizia, per errati calcoli di convenienza – un francobollo che, a riacquisita lucidità, ci si rende conto che doveva esser difeso con determinazione, se non addirittura a ogni costo.

L'errore di I° specie è tendenzialmente più grave di quello di II° specie, per almeno due ragioni. Primo, ti priva di una parte della materia prima – il denaro – indispensabile per alimentare questa passione. Secondo, porta dentro il tuo album un pezzo "indesiderato", che scombina l'ordine della collezione, una sorta di "nota stonata" in un coro altrimenti melodioso (e a poco vale, come spesso avviene, isolare fisicamente gli acquisti sbagliati in albumini a sé stanti, perché quegli albumini misurano e ci ricordano la distanza tra i collezionisti che siamo e quelli che vorremmo essere).

Come si rimedia a un errore di I° specie? La via più rapida è provare a rivendere l'acquisto sbagliato, 99 su 100 accettando una perdita monetaria, più o meno elevata, che misura esattamente il prezzo dell'errore. Ho speso 100, ho rivenduto a 60, il prezzo del mio errore è 40 (ma almeno il mio forziere ha recuperato 60 dobloni, che potranno tornare utili in futuro).

L'errore di II° specie è di regola meno traumatico, non foss'altro perché non genera perdite monetarie. Produce però una "perdita filatelica", perché l'album viene privato di un pezzo strategico, che magari avrebbe "chiuso" una pagina, una sezione o un capitolo della collezione, o che gli avrebbe conferito un passo diverso, un'accelerazione, un maggior pregio. Poco male, si potrebbe dire, per consolarsi in qualche modo. Di pezzi ne passano, più di quanto si creda. Bisogna solo saperli aspettare. Pazienza, se ho mancato un appuntamento. Ce ne saranno altri. A volte, però, questo modo di raccontarsi le cose non attecchisce del tutto nell'anima del collezionista, che rimane triste e irrequieta, pensando al pezzo perduto. "Se solo potessi tornare indietro – accidenti! – offrirei due, tre, quattro, cinque volte di più, … se potessi tornare indietro difenderei quel pezzo con tutte le mie forze, … se potessi tornare indietro …".

Ebbene, a onta delle leggi fisiche dello spazio-tempo, a volte si ha effettivamente la possibilità di "tornare indietro" e di dar seguito ai propri bellicosi propositi, per impossessarsi di quel pezzo. Si dà il caso che quel pezzo – che quasi ci toglie il sonno, se pensiamo a come ce lo siamo lasciati sfuggire – sia in mano a qualcuno che, aggiudicatoselo a 100, ce lo propone ora, magari il giorno dopo l'asta, a 300. Il prezzo dell'errore – in moneta – è 200, anche se il maggior costo monetario si ridimensiona nella percezione psicologica, e a volte addirittura si azzera, perché in fondo è il prezzo che avremmo pagato se, fatta salva la consapevolezza di oggi, ci fosse stata concessa la possibilità di ritornare indietro nel tempo, fosse anche solo di un giorno, al momento dell'asta. Più frequentemente, però, l'errore di II° specie si paga non già in denaro, ma in termini di tormenti, rimorsi e rimpianti, perché quel pezzo non si ha proprio più la possibilità di acquisirlo (anche essendo disposti a pagarlo un multiplo dell'aggiudicazione in asta) e questo fatto, ancora una volta, ci dà la distanza tra i collezionisti che siamo e quelli che ambiamo a diventare

Alla fine – in filatelia e non solo – i propri errori si devono pagare, in un modo o nell'altro, e in fondo è giusto così.

Piti.

n.b.: questo post – manco a dirlo – è lo sbocco di alcune personali riflessioni su un mio recente e clamoroso errore di II° specie … sono_arrabbiato sono_arrabbiato sono_arrabbiato
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » dom mag 13, 2018 3:49 pm

DottorDino ha scritto:
Pitigrilli ha scritto:
Pitigrilli ha scritto:AdF E BdF

Ho ricevuto una mail dalla "3 Fil", in cui si annuncia l'imminente pubblicazione di un catalogo di vendita di "filatelia pregiata". Copio e incollo la parte iniziale della comunicazione:

" ... è con motivato orgoglio che anticipiamo la prossima uscita nel mese di Maggio del 45° catalogo di vendita a prezzi netti che va in stampa dopo una accuratissima e “fortunata” selezione del materiale offerto. Si parte con un considerevole insieme di lettere del Lombardo Veneto di qualità assolutamente superiore alla media con diverse affrancature bordo o angolo di foglio, in massima parte firmate o certificate da Silvano Sorani".

Attendo l'uscita del catalogo con viva curiosità: se non ci sarà nulla da comprare, si sarà pur sempre qualcosa da scrivere.
Piti.


Chi sa come avrai fatto a rintuzzare la tua viva curiosità per ben due settimane ....
del catalogo ancora non c'è traccia, a meno che, come potrebbe far pensare una mail personale, non ci sia stata una specie di indicazione del tipo: guarda che sta per uscire il nostro catalogo che non è un catalogo di asta ma un catalogo chi prima vede prima prende, noi ti consigliamo di guardarlo parecchio bene e parecchio alla svelta, anzi, forse, caso mai, fosse il caso che, sia mai che, se vuoi o se ci chiedi qualcosa ti possiamo favorire e dirti/farti vedere i francobolli che vuoi in anteprima, sei un così caro cliente ......
..... la mia curiosità per il catalogo ancora mi pungola i polpacci ma resisterò ....

ciao



La curiosità non mi pungola più, ormai proprio mi morde i polpacci ..... sono passati altri 4 giorni, quasi 20 giorni di trepidante attesa e ancora niente, se arrivassi a rodermi le unghie dei piedi per l'ansia lo farei .....

mmm

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun mag 14, 2018 9:28 am

DottorDino ha scritto:
del catalogo ancora non c'è traccia, a meno che, come potrebbe far pensare una mail personale, non ci sia stata una specie di indicazione del tipo: guarda che sta per uscire il nostro catalogo che non è un catalogo di asta ma un catalogo chi prima vede prima prende, noi ti consigliamo di guardarlo parecchio bene e parecchio alla svelta, anzi, forse, caso mai, fosse il caso che, sia mai che, se vuoi o se ci chiedi qualcosa ti possiamo favorire e dirti/farti vedere i francobolli che vuoi in anteprima, sei un così caro cliente ......


Vedi spettri e fantasmi in quelli che sono solo sibili del vento :D .

La mail l'ho ricevuta io, come tutti coloro che hanno dato il proprio indirizzo alla casa filatelica. Niente favoritismi, dunque.

La 3 Fil, inoltre, e notoriamente, non fa aste, ma solo vendite a prezzi netti. Anche qui, quindi, nulla di nuovo.

Last but not least, sarebbe il massimo della stupidità commerciale annunciare un catalogo di filatelia "pregiata" e poi uscire con un cataloghino, ino-ino, perché le cose migliori sono state già date sottobanco ai clienti migliori.

DottorDino ha scritto:..... la mia curiosità per il catalogo ancora mi pungola i polpacci ma resisterò ....

[...]

La curiosità non mi pungola più, ormai proprio mi morde i polpacci ..... sono passati altri 4 giorni, quasi 20 giorni di trepidante attesa e ancora niente, se arrivassi a rodermi le unghie dei piedi per l'ansia lo farei .....


Io, personalmente, sono molto più curioso di vedere le proposte di Feldman a metà giugno.

Da Filsam non c'era nulla; Laser Invest propone una Toscana lontana dai miei interessi; Corinphila e Italphil a questo giro hanno marcato visita; da Vaccari ci sarebbe forse qualche buona presenza, quanto meno all'apparenza, ma parliamo di un venditore veramente troppo lasco sul piano qualitativo; da Casati non mi aspetto niente; nella AP ripongo qualche speranza, seppur minima; Ghiglione ormai da tempo mostra la corda e persino Bolaffi inizia ad accusare qualche colpo; il Ponte non la commento proprio.

La 3 Fil si inserisce in questo filone di aspettative molto modeste. Per capirci, se Zanaria, o Avanzo, annunciassero la dismissione di una parte del proprio stock proprietario, fermo da decenni e decenni, allora si che ...

DottorDino ha scritto:... se arrivassi a rodermi le unghie dei piedi per l'ansia lo farei ...


... ma non ho difficoltà a mantenere il contegno, se a dare un annuncio è la 3 Fil (con tutto il rispetto, ci mancherebbe).

Qui, come altrove, non conta cosa si dice, ma chi lo dice.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » lun mag 14, 2018 3:31 pm

Pitigrilli ha scritto:
DottorDino ha scritto:
del catalogo ancora non c'è traccia, a meno che, come potrebbe far pensare una mail personale, non ci sia stata una specie di indicazione del tipo: guarda che sta per uscire il nostro catalogo che non è un catalogo di asta ma un catalogo chi prima vede prima prende, noi ti consigliamo di guardarlo parecchio bene e parecchio alla svelta, anzi, forse, caso mai, fosse il caso che, sia mai che, se vuoi o se ci chiedi qualcosa ti possiamo favorire e dirti/farti vedere i francobolli che vuoi in anteprima, sei un così caro cliente ......


Vedi spettri e fantasmi in quelli che sono solo sibili del vento :D .

-La mail l'ho ricevuta io, come tutti coloro che hanno dato il proprio indirizzo alla casa filatelica. Niente favoritismi, dunque.
-La 3 Fil, inoltre, e notoriamente, non fa aste, ma solo vendite a prezzi netti. Anche qui, quindi, nulla di nuovo.
-Last but not least, sarebbe il massimo della stupidità commerciale annunciare un catalogo di filatelia "pregiata" e poi uscire con un cataloghino, ino-ino, perché le cose migliori sono state già date sottobanco ai clienti migliori.

DottorDino ha scritto:..... la mia curiosità per il catalogo ancora mi pungola i polpacci ma resisterò ....
[...]
La curiosità non mi pungola più, ormai proprio mi morde i polpacci ..... sono passati altri 4 giorni, quasi 20 giorni di trepidante attesa e ancora niente, se arrivassi a rodermi le unghie dei piedi per l'ansia lo farei .....


il Ponte non la commento proprio.

Piti.


Dei tre punti
il primo è una tua impressione
il secondo l'avevo già scritto io
il terzo è sbagliato, perchè il catalogo può avere francobolli straordinari stampati sopra ma al momento di telefonare qualcuno potrebbe risponderti "oh cavolo, ho appena attaccato, ero in linea con un signore che è stato più svelto di lei e mi ha preso proprio il francobollo che interessava a lei", la vedi come una ipotesi così improbabile ? Io per niente

Il ponte non la commenti proprio perchè ha dei lotti romantici tipo un blocco da 16 francobolli del quattrino della seconda emissione con gomma originale del 1857 ancora appiccicata dietro .... una cosa che in pochi capiscono

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mar mag 15, 2018 12:00 pm

Nell'ordine:

- tutte le 27 pagine di topic sono, alla fine, mie "opinioni", "sensazioni" o "pareri"; e, del resto, cosa mai potrebbero essere, altrimenti?

- pubblicare in un catalogo dei lotti già venduti è il comportamento che caratterizza i commercianti di quart'ordine; si può fare, certo, ma per l'appunto ti qualifica per quel che sei: un commerciantucolo.

- il collezionismo – mia opinione, eh – è ordine, metodo, propedeuticità; ci sono pure le eccezioni, chiaro, ma devono essere (e rimanere) eccezioni, cioè deviazioni sporadiche e saltuarie, giustificate da situazioni obiettivamente eccezionali; un blocco di 16 – di qualunque francobollo degli Antichi Stati – è un pezzo che, nella fisiologia delle cose, arriva all'ultimo, ma proprio alla fine di tutto, quando ormai si possiede tutto, e la collezione ha bisogno di un tocco di esoticità, per salire ancora di livello. Ma avventurarsi in un blocco di 16 del quattrino, peraltro affetto da "minimi tagli" (sic!), quando ancora mancano all'appello il 2 soldi, il 60 crazie, l'1 soldo e il 9 crazie della seconda emissione, non mi sembra il massimo della furbizia. Più in generale, l'attrattività di un'asta – per me, eh – non è mai nel singolo pezzo, perché pure l'ultimo degli e-bayer alla fine riesce a piazzare tra le sue offerte un qualcosa che, in un senso più o meno recondito, sarà ricca di fascino e romanticismo; la grandezza del banditore d'asta è nel sapere assemblare un catalogo "da conservare" (vedi, a esempio, le ultime "Sicilia" passate alla Laser Invest e in America). Anch'io, una volta, ho segnato un rigore "di cucchiaio", ma non per questo mi sono mai sentito Francesco Totti.

ciao
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mar mag 15, 2018 6:52 pm

Pitigrilli ha scritto:Nell'ordine:

- tutte le 27 pagine di topic sono, alla fine, mie "opinioni", "sensazioni" o "pareri"; e, del resto, cosa mai potrebbero essere, altrimenti?

- pubblicare in un catalogo dei lotti già venduti è il comportamento che caratterizza i commercianti di quart'ordine; si può fare, certo, ma per l'appunto ti qualifica per quel che sei: un commerciantucolo.

Più in generale, l'attrattività di un'asta – per me, eh – non è mai nel singolo pezzo, perché pure l'ultimo degli e-bayer alla fine riesce a piazzare tra le sue offerte un qualcosa che, in un senso più o meno recondito, sarà ricca di fascino e romanticismo; la grandezza del banditore d'asta è nel sapere assemblare un catalogo "da conservare" (vedi, a esempio, le ultime "Sicilia" passate alla Laser Invest e in America). Anch'io, una volta, ho segnato un rigore "di cucchiaio", ma non per questo mi sono mai sentito Francesco Totti.

ciao


Bene allora non dire che tutti hanno avuto la mail, devi dire che secondo te tutti hanno avuto la mail, il che vuol dire che è solo la tua opinione "contro" la mia, per cui la probabilità che tutti abbiano ricevuto la mail è solo il 50%, la probabilità che qualcuno l'abbia ricevuto prima magari con qualche sottointeso è del 50%, sibili di vento o no.

Pubblicare lotti già venduti continuo a ripeterti che lo scopre solo chi telefona per sapere se un lotto è ancora libero, per tutti gli altri la casa d'asta continuerà ad essere serissima e inappuntabile

Minimi tagli (sic) che vorrebbe dire ? Ci sono minimi tagli, millimetrici tagli, minuscoli tagli come lo vorresti scrivere visto che ci sono (e si vedono)?? Ringrazia il cielo che ce l'hanno scritto (sic).

L'attrattiva di un asta non è mai nel singolo pezzo? Non ho mai sentito una castroneria simile
Per cui se in un asta c'è per caso solo un singolo pezzo bellissimo tu non farai offerte perché non è in un catalogo "da conservare" ?? Il mondo è bello perché vario ma mi sembra una cosa senza senso
- mie opinioni, eh !

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 16, 2018 9:44 am

DottorDino ha scritto:Minimi tagli (sic) che vorrebbe dire ?


Vuol dire che il blocco è difettoso e le cose difettose non mi piacciono. Ci sono solo tre oggetti difettosi che, potendo, metterei in collezione. Nell'ordine:

1) il 3 Lire Farouk
2) le due lettere di Napoli, storicamente riprodotte nel Sassone, con le affrancature elevate con i 50 grana.

Tutto il resto - per me - sta bene dove sta, nel senso che non provo nessuna attrattiva, ma sinceramente, davvero, senza sindrome da volpe e uva, anche perché i francobolli belli sono belli a prescindere, indipendentemente che li possegga io o un altro.

DottorDino ha scritto:Ci sono minimi tagli, millimetrici tagli, minuscoli tagli come lo vorresti scrivere visto che ci sono (e si vedono)?? Ringrazia il cielo che ce l'hanno scritto (sic).


Non ringrazio proprio nessuno, perché, per me, per la mia sensibilità, descrivere un difetto è un dovere basico del banditore, un po' come pagare il biglietto dell'autobus. Il controllore fa la multa a chi non ce l'ha, ma non ho mai visto nessun controllore lodare il senso civico di coloro che ce l'avevano o ringraziare il cielo perché - viva Iddio! - c'è anche gente che paga il biglietto

DottorDino ha scritto:Per cui se in un asta c'è per caso solo un singolo pezzo bellissimo tu non farai offerte perché non è in un catalogo "da conservare" ?


La risposta è SI e, precisamente, sì, se vedo un singolo pezzo bellissimo in un catalogo anonimo, io, tendenzialmente, non faccio offerte, a meno che quel pezzo non sia "conosciuto", "schedato", "marchiato", ben noto a Codesti Centrali Uffici, si direbbe nel gergo burocratico della Pubblica Amministrazione.

Anzi, ti ringrazio per questa tua osservazione, perché mi dà modo di ribadire un punto già espresso, ma che è quanto mai opportuno richiamare.

Cari collezionisti di Antichi Stati, vi invito a consacrare come un postulato questo fatto elementare: in un catalogo modesto, assemblato alla bell'è meglio, dove si susseguono senza troppa logica oggetti eterogenei, per lo più con imperfezioni di vario genere, ebbene, in questo catalogo, è immensamente probabile che anche quei pochi esemplari apparentemente a modo - e sottolineo apparentemente - abbiano anch'essi in realtà qualche piccolo o grande problema, magari non manifestamente evidente, ma molto probabilmente presente. Poi, se proprio volete prendervi il rischio, allora fatelo, ma ... io vi ho avvertito.

Penso che la discussione sia giunta ai suoi esiti, almeno per quel che mi riguarda.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 16, 2018 11:12 am

Pitigrilli ha scritto:
DottorDino ha scritto:Minimi tagli (sic) che vorrebbe dire ?


Vuol dire che il blocco è difettoso e le cose difettose non mi piacciono

DottorDino ha scritto:Ci sono minimi tagli, millimetrici tagli, minuscoli tagli come lo vorresti scrivere visto che ci sono (e si vedono)?? Ringrazia il cielo che ce l'hanno scritto (sic).


Non ringrazio proprio nessuno, perché, per me, per la mia sensibilità, descrivere un difetto è un dovere basico del banditore, un po' come pagare il biglietto dell'autobus. Il controllore fa la multa a chi non ce l'ha, ma non ho mai visto nessun controllore lodare il senso civico di coloro che ce l'avevano o ringraziare il cielo perché - viva Iddio! - c'è anche gente che paga il biglietto

DottorDino ha scritto:Per cui se in un asta c'è per caso solo un singolo pezzo bellissimo tu non farai offerte perché non è in un catalogo "da conservare" ?


La risposta è SI e, precisamente, sì, se vedo un singolo pezzo bellissimo in un catalogo anonimo, io, tendenzialmente, non faccio offerte, a meno che quel pezzo non sia "conosciuto", "schedato", "marchiato", ben noto a Codesti Centrali Uffici, si direbbe nel gergo burocratico della Pubblica Amministrazione.

Penso che la discussione sia giunta ai suoi esiti, almeno per quel che mi riguarda.

Piti.


Mi fa piacere che per te la discussione sia giunta al suo esito (sic)

In effetti se è difettoso (ben due taglietti microscopici) ce ne sarà sicuramente un altro disponibile, ogni asta avrà un blocco da 16 [b]con gomma[/b], anzi ora cerco un'asta, ce ne sarà anche uno di 20, 24 o 30 36 cosa sarà mai .... no aspetta ....non l'ho trovato in nessuna asta .... sarà che ne sono momentaneamente sprovviste, cosa sarà mai .... un blocco interod i 16 si trova appena giri l'angolo ..... no, aspetta un attimo .....se leggo bene il certificato dice unico blocco conosciuto così grande con gomma .....

Non ringraziare nessuno, bravo, hanno solo fatto il loro dovere certo ..... noto però che né il certificato bolaffi né quello di diena, non proprio due pitigrilli qualunque, hanno citato questi millimetrici taglietti, per cui invece dovresti proprio ringraziarli per aver specificato una cosa così minima

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 16, 2018 1:04 pm

Pitigrilli ha scritto:Penso che la discussione sia giunta ai suoi esiti, almeno per quel che mi riguarda.
Piti.


Ora che ci ripenso, stai ammorbando il forum, non il tuo blog personale, il forum sui francobolli, con il tuo soliloquio lungo oltre 460 messaggi, scusa, vaniloquio non soliloquio, e al 3° messaggio di risposta che uno ti fa per te la discussione è chiusa .... non capisco se è mancanza di democrazia da autoerezione sul piedistallo più alto o solamente bieca maleducazione

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 16, 2018 1:19 pm

La discussione è giunta ai suoi esiti - per quel che mi riguarda, lo ribadisco - perché le rispettive posizioni sono chiare, cristalline, e da questo momento in poi, secondo me, continuare a discutere è sostanzialmente inutile, non aggiunge nulla.

Io, quindi, passo oltre. Tu, per quanto ovvio, resti libero di regolarti come meglio credi, ci mancherebbe.

Andiamo oltre, dunque - quanto meno io vado oltre - per parlare di "freschezza", prendendo come spunto un lotto offerto in una prossima asta.

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 16, 2018 3:58 pm

Pitigrilli ha scritto:Io, personalmente, sono molto più curioso di vedere le proposte di Feldman a metà giugno.


Come non detto.

E' solo la riproposizione integrale degli invenduti delle tornate precedenti (alcuni peraltro notevoli, come la coppia della Trinacria, ex Caspary).

:|

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda DottorDino » mer mag 16, 2018 5:44 pm

Pitigrilli ha scritto:La discussione è giunta ai suoi esiti - per quel che mi riguarda, lo ribadisco - perché le rispettive posizioni sono chiare, cristalline, e da questo momento in poi, secondo me, continuare a discutere è sostanzialmente inutile, non aggiunge nulla.

Io, quindi, passo oltre. Tu, per quanto ovvio, resti libero di regolarti come meglio credi, ci mancherebbe.

Andiamo oltre, dunque - quanto meno io vado oltre

Piti.


Guarda che se mi tratti così smetto di entrare in questo post 15 volte al giorno come faccio da mesi
, solo per farti credere che ci sia una moltitudine di filatelici che aspetta i vaticini dell' oracolo sommo della filatelia
ridere_di_gusto

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