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Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italiani

Tutto ciò che riguarda la filatelia degli antichi stati italiani (ASI)

Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mar apr 10, 2018 10:51 am

I FRANCOBOLLI DEL PAPA RE

Lo Stato Pontifico – all’epoca in cui si svolgono i fatti per noi di interesse – era formato dalle odierne regioni di Lazio, Umbria, Marche, Romagna (sino a Bologna) e dalle enclave di Benevento e Pontecorvo (nel Napoletano). L’unità monetaria era lo scudo e il suo sottomultiplo il bajocco, secondo l’equivalenza 1 scudo = 100 bajocchi. La prima emissione filatelica pontificia è datata “1852”, composta da 11 francobolli: otto emessi il primo gennaio (dal ½ baj al 7 baj, passando per i valori intermedi da 1, 2, 3, 4, 5 e 6 baj), due, dal facciale più elevato (50 baj e 1 scudo) nel mese di luglio, e a chiudere il valore da 8 baj, in ottobre. Il soggetto raffigurato nei francobolli era invariante, la tiara e le chiavi decussate – la corona della sovranità papale e il simbolo della Santa Sede – racchiuse in cornici e fregi sempre diverse, e di colori anch’essi sempre differenti. L’annullo tipico era “la griglia pontificia”, un’impronta di forma romboidale, con dentro linee oblique parallele.

Qualche annotazione di folklore.

Lo “scudo” – l’unità monetaria pontificia, che diede luogo al francobollo di più alto valore facciale di tutti gli Antichi Stati – è a lungo rimasto nel gergo del popolo romano, almeno sino all’introduzione dell’euro. “Uno scudo”, nel parlato dei romani, equivaleva a 5.000 lire, e era consuetudine indicare le 10.000 lire con la dizione “due scudi”, anzi “du scudi”.

I francobolli pontifici sono i “Matusalemme” della filatelia degli Antichi Stati, sono quelli che ebbero vita più lunga, conseguenza assolutamente non banale della lunga vita dello Stato Pontificio.

La varietà di colori dei francobolli, caratteristica della prima emissione in bajocchi, la si ritrova anche nelle emissioni successive (in centesimi), e fu proprio questa policromia ad attrarre verso la filatelia il grande collezionista Maurice Burrus, a ulteriore conferma – semmai ce ne fosse bisogno – di quanta parte giochi l’estetica nell’alimentare questa passione.

I francobolli – l’ho già notato, ma non perdo occasione per ribadirlo – sono oggetti ambivalenti: da un lato assolvono una funzione pratica, il pagamento della corrispondenza, dall’altro fotografano la storia, le tradizioni, ma anche l’attualità, del Paese emittente. Assomigliano in questo alle monete e alle banconote: oggetti pratici, funzionali al più pratico degli obiettivi, lo scambio di beni e servizi, ma al tempo stesso oggetti di enorme valore simbolico, testimoni della cultura e delle vicende del Paese in cui circolano.

E tutto quel che orbita intorno ai bolli pontifici dà l’esatta percezione del travaglio di quegli anni, dell’agonia di uno Stato accerchiato …

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda unicum » mar apr 10, 2018 11:22 am

caro Dino

C) Unicum, dice che l'ha visto dal vivo, pezzo esagerato. Io ripeto che conosco benissimo i soggetti in questione e mi bastano le prime 7-8 parole per capire con assoluta certezza che unicum ha comprato questo francobollo. Perché riteneva che ne valesse la pena, lui che ha sempre comprato i francobolli bellissimi e che in questi casi non ha mai badato a spese, al contrario di braccino B). L'unico palese difetto di C) è che se acquista un francobollo in maniera automatica quello diventa ipermegaeccezionale, ultra lusso, uno dei migliori esistenti etc. etc. etc ... se per caso qualcuno avesse offerto di più di lui, beh sarebbe stato solo un francobollo bello. Ma attenzione non voglio con questo dire che non sappia scegliere i francobolli, o che in determinati (molti, se non moltissimi casi) questi francobolli non siano davvero i migliori del mercato, è solo che dopo il possesso arriva la imbattibile qualifica della superiore ed eccelsa imbattibilità qualitativa.

quello che dici è anche giusto, io per abitudine non squalifico mai i pezzi altrui, purchè questi abbiamo le caratteristiche VERE richieste per valutare un pezzo di Toscana quando si va a cadere nell' ambito della qualità eccelsa, il pezzo che citi, quello in questione, non è un francobollo poi cosi normale, perchè tutti gli aspetti qualitativi che gli si richiedono ad un francobollo di toscana... li possiede
margini grandi quanto basta, e oltre la normalità
freschezza indecente, solo dal vero si valuta, di giochini di luce se ne possono fare quanti ne vuoi
annullo molto bello, vivo, sinonimo di freschezza e conservazione del pezzo, e ben posizionato
quel francobollo è esattamente così, l ho consigliato a due persone, una di questa se l è aggiudicato e basta.

Continuate sempre a tirarmi in ballo a paragone degli eventi, io quando parlo, so benissimo cos'è l'argomento, e non squalifico un francobollo se non l ho preso io......quando è bello, rimane bello, dovresti avere conferma anche dal fatto che i francobolli che hai avuto da me.....si sono rivelati poi buoni affari per te...o no....con il tempo vedrai......credimi
ti saluto......stammi bene

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda unicum » mar apr 10, 2018 11:29 am

ignotus ha scritto:Caro dottore
ben ritornato! Ti dò ragione al 1000 per mille! Hai presente la favola della volpe e dell'uva? Qui mi pare che siamo nello stesso ambiente! Io i francobolli di Toscana non li ho mai tentati di collezionare per via dell'impossibilità di averloi con tutti e quattro i margini bianchi. Meglio quelli del Lombardo Veneto dove i margini corti li trovi in genere sulle buste solo per "questioni di riciclo" o per furbizia visto che tagliando corti i francobolli in una striscia di dieci alla fine ti ritrovavi un francobollo "a gratis". Per concludere dico: se uno decide di fare una raccolta deve tener conto delle sue capacità di spesa: non tutti sono a livello di Ferrary, Hind, Burrus e atanti altri "bacani (termine veneto per dire ricchi sfondati generalmente posssidenti terrieri) e allora dimensionati rispetto a quello che puoi spendere!

Ignotus buongiorno
non è questione di Lombardo Veneto o che...se ti piace collezionare Toscana la puoi approntare anche di una scelta leggermente inferiore e divertirtirsi lo stesso, il bello della filatelia è anche questo.....un francobollo si trova da tutte le cifre...basta accontentarsi
saluti.....

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven apr 13, 2018 11:10 am

ACCERCHIATI - i valori facciali

Rinnovo ...

Pitigrilli ha scritto:… l’invito a riflettere sul valore politico del francobollo, sul suo peso istituzionale, ben oltre la semplice funzione amministrativa di “render franca” la spedizione della corrispondenza.


Vi sono infatti

Pitigrilli ha scritto:similitudini concettuali tra l’emissione dei francobolli e l’emissione della moneta. Entrambe esprimono (esprimevano?) un potere sovrano, l’autorità del Principe, del Re, del Parlamento; entrambe veicolano (veicolavano?) la storia di un Paese, di un Regno, le sue origini, le tradizioni e i simboli; nell’assolvere cruciali funzioni pratiche – facilitare gli scambi, la moneta; agevolare il recapito delle lettere, il francobollo – entrambi finiscono (finivano?) col dare un affresco di un intero popolo, della sua cultura, dei suoi personaggi, dei suoi miti.


Il francobollo, poi, ha un’ulteriore particolarità che lo lega a doppio filo alla moneta. Il francobollo, a differenza di qualsiasi altro oggetto, porta addosso il segno monetario, è inseparabile dalla valuta di denominazione. Il cartellino col prezzo si può separare dall’oggetto su cui è apposto, e dopo il suo acquisto si separa senz’altro, non se ne ha più traccia. Il francobollo, no. Il francobollo ha tra le sue caratteristiche intrinseche il valore facciale, che per qualunque altro oggetto è invece una proprietà transitoria, funzionale a realizzare la compravendita.

Francobolli e segno monetario, dunque. “Datemi il controllo della moneta di una nazione e non mi importa di chi farà le sue leggi”, sono parole di Mayer Amschel Rothschild , che danno il senso di quale sia la vera “stanza dei bottoni” di un Paese, di quali siano i luoghi in cui se ne decidono realmente le sorti. Il potere della moneta è immenso, sovrasta tutti gli altri, come il cielo sovrasta la terra, e se in tanti non se accorgono o non lo capiscono – pensando davvero che i giochi si compiano nelle istituzioni politiche – è solo perché in tanti, in troppi, sono schiacciati su questa terra, non più abituati ad alzare gli occhi al cielo.

Quando uno Stato ha perso il controllo della sua moneta, quel paese ha ceduto la parte più rilevante della sua sovranità. Quando uno Stato è di fatto obbligato a usare la valuta di un altro Stato, la sua fine è ormai imminente …

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun apr 16, 2018 9:35 am

ACCERCHIATI – i francobolli in centesimi

La moneta di uno Stato è equiparabile alla sua lingua. Uno Stato parla la lingua della sua moneta. Il linguaggio e la moneta sono un tutt’uno. Non sembri un’esagerazione. Le prime preoccupazioni sono la lingua e la moneta, quando ci rechiamo in una paese estero. Sappiamo parlare la lingua del luogo? Abbiamo la moneta necessaria per regolare le transazione in quel luogo?

La sovranità di uno Stato si esprime – prima di ogni altra cosa – nella sua autonomia nel “battere moneta”, perché la moneta è la tecnica di tutte le altre tecniche, la moneta è il collante che tiene assieme tutto il resto, e qualifica e caratterizza uno Stato proprio come la sua lingua, che è la tecnica per comunicare, e ogni cosa passa necessariamente e preventivamente per la comunicazione. Cedere la propria sovranità monetaria è come rinunciare alla propria lingua, per importarne una estera. Cambiare la propria valuta equivale ad accettare che, da oggi e per sempre, non si dirà più “la penna è sul tavolo”, ma “the pen is on the table”. Tanto varrebbe a questo punto, con un atto di onestà, ammainare la bandiera nazionale, per issare i simboli e i colori del nuovo padrone.

Il 21 settembre 1867 lo Stato Pontificio “certificava” l’inizio della sua fine, con l’emissione di una seconda serie di francobolli, del tutto simili ai precedenti nelle icone, ma ora denominati in una nuova valuta: sette valori, da 2, 3, 5, 10, 20, 40 e 80 centesimi, lo stesso sottomultiplo dell’unità monetaria “italiana”, la lira.

Il cambio di regime era avvenuto in corrispondenza con l’adozione del sistema metrico decimale, nel giugno del 1866. Allo scudo, suddiviso in 100 bajocchi, era subentrata la lira pontificia, suddivisa in 100 centesimi, nomi e suddivisioni perfettamente allineate al regime valutario “italiano”. Il cambio – per quel che può valere – fu fissato in circa 18 bajocchi per lira pontificia.

Il 21 settembre 1867 – e non il 20 settembre 1870 – è il giorno della vera resa, il giorno in cui s’iniziò a chiudere il sipario sullo Stato Pontificio, il giorno di avvio di un irreversibile processo di disintegrazione di uno Stato millenario. Che lo Stato Pontificio deliberò poi una terza emissione di francobolli – analoga alla seconda, ma dentellati, tra il marzo e l’aprile del 1868 – è un fatto interessante per il collezionista, ma del tutto secondario o accessorio per lo storico.

I francobolli, più che cronisti della storia, sono qui veggenti di un futuro nemmeno temporalmente molto prossimo – ci sarebbero voluti ancora tre anni, per l’attacco “fisico” – ma ormai irrimediabilmente segnato.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun apr 16, 2018 9:46 am

ACCERCHIATI – le tariffe

Devo riprendere un punto nodale, per la piena e esatta comprensione dei fatti storici.

Pitigrilli ha scritto:Per capire un’epoca serve prima d’ogni cosa un’ideale macchina del tempo. Per intendere sensatamente i fatti storici serve riportarsi alla cultura, alle tradizioni, agli usi e ai costumi del tempo in cui quei fatti si svolgevano, a ciò che in quel preciso momento, in quella particolare situazione, secondo il comune sentire e la sensibilità di allora, era giudicato giusto o sbagliato, inammissibile o giustificabile, da perseguire o da poter in varia misura tollerare. L’errore più frequente è ”leggere” gli avvenimenti della storia attraverso il filtro degli standard attuali, ”guardarli” attraverso il prisma della cultura contemporanea, vedere nel passato una mera copia del presente, cedendo così a una distorsione di prospettiva, da cui seguono gravi fallacie interpretative.


In questo senso, non si possono capire le testimonianze rese dai francobolli

Pitigrilli ha scritto:se prima non si è capito il francobollo, il suo ruolo e la sua importanza, non in astratto, ma in un contesto sociale e culturale storicamente determinato.


Dobbiamo capire che all’epoca non vi era altra via che la posta per comunicare a distanza, non vi erano alternative alla posta per far muovere le informazioni da un punto all’altro. Deliberare il materia di tariffe postali significava perciò fissare il “prezzo della comunicazione” e la comunicazione è l’atto qualificante di qualsiasi ambiente sociale. Forse è eccessivo, questo sì, paragonare il potere di tariffare la corrispondenza al potere di battere moneta, ma non è dubbio che, all’epoca, la fissazione delle tariffe travalicasse il pur elaborato tecnicismo, per assumere una valenza a tutti gli effetti politica, un’autentica manifestazione di sovranità.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda balblack75 » mar apr 17, 2018 10:27 am

Pitigrilli ha scritto:GENERAZIONE DI FENOMENI

Eccone un altro:

https://www.filateliameloni.com/3-grandi-rarita#

Francobolli passati da nemmeno un anno in aste italiane di massima visibilità - Bolaffi, Ferrario - riproposti istantaneamente a 4, 5, 6 volte le aggiudicazioni al martelletto.

Boh ... :roll:

Piti.


Catalogo Asta Vaccari 6 maggio 2017: lotto 278 base € 600 e realizzo € 800 (senza commissioni)
Riproposto a distanza di meno di un anno da Ferrario a quasi il doppio.
Catalogo asta Ferrario Aprile 2018: lotto 500. base € 1250 oltre le commissioni al 22%, per un importo a base d'asta di € 1.525

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer apr 18, 2018 9:42 am

balblack75 ha scritto:Catalogo Asta Vaccari 6 maggio 2017: lotto 278 base € 600 e realizzo € 800 (senza commissioni)
Riproposto a distanza di meno di un anno da Ferrario a quasi il doppio.
Catalogo asta Ferrario Aprile 2018: lotto 500. base € 1250 oltre le commissioni al 22%, per un importo a base d'asta di € 1.525


Un collezionista non dovrebbe permettersi di fare i "conti in tasca" al commerciante; ma il commerciante non dovrebbe mai mettere il collezionista in condizione di rendere quei conti immediati. E' un modo un po' curioso di fare business, a mio modo di vedere. E' una degenerazione di un meccanismo che funziona bene con "grandi lotti" - di importo elevato, nei fatti inaccessibili a singoli collezionisti - ma che perde progressivamente di mordente allo sgonfiarsi dei lotti e del loro valore economico.

Zanaria, nel 2009, acquistò all'asta Luxus un complesso di centinaia di lettere di "Napoli", tutte con annullo a svolazzo, che dettagliò poi a brevissima distanza nelle sue aste. Non vorrei sbagliarmi - magari controllo e vi do conferma - ma il "mega lotto" della Luxus partiva da una stima nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro. Qui, è chiaro, il singolo collezionista non può che sottostare alle condizioni di Zanaria, ma ci si sottomette anche "con piacere", se così posso dire, perché alla fine al singolo collezionista interessa magari solo una lettera, e non tutto il lotto, che comunque, data la stima, sarebbe inaccessibile. Qui, sì, che l'intermediazione ha un valore, che è giusto riconoscere, perché l'operatore filatelico mette il collezionista in grado di arrivare a un pezzo che, data la situazione, sarebbe stato altrimenti inibito. E in ogni caso, anche per i più avari e calcolatori, diventa difficile fare valutazioni economiche sul profitto dell'intermediario.

Ma man mano che il "mega lotto" si svuota, quando non sono più centinaia di pezzi, ma solo decine, quando il lotto diventa tutto sommato abbordabile anche al singolo, sino ad arrivare al caso limite di un lotto formato da un solo francobollo (o una sola lettera), non si può più pensare di adottare la stessa tecnica, perché ormai, con internet e con la rapidità delle comunicazioni, tutti sanno tutto in tempo reale, persino i più sbadati o svogliati. Banalmente, se lo volevo, me lo compravo da solo, o, al più, avrei chiesto la consulenza di un'agente d'asta, corrispondendogli una commissione (che peraltro è spesso abbuonata, se con l'agente si intrattengono già dei rapporti commerciali).

Con i lotti singoli funziona - deve funzionare - diversamente. Se io, operatore filatelico, mi sono aggiudicato in asta un pezzo pregiato - per rarità o qualità - devo farlo sparire dalla circolazione per un po', per un bel po'. Devo renderlo desiderabile, appetibile. Devo lasciare che il collezionista si tormenti e si flagelli, pensando a dove sia, e a quanto tempo occorrerà prima di poterlo rivedere, devo lasciargli il tempo di maturare la convinzione che ha fatto una "cazzata" a lasciarlo andare, devo indurgli uno stato psicologico per cui il prezzo non ha più importanza, purché quel pezzo torni di nuovo in vetrina, devo fare queste e tante altre cose ...

Commerciare francobolli è un'arte.

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Ultima modifica di Pitigrilli il sab apr 21, 2018 7:24 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer apr 18, 2018 12:18 pm

Prendente il lotto nr. 398 della prossima "asta Ferrario".

Fu proposto nel 2005 - più di dieci anni fa! - in una curiosissima asta della "fu" Investphila.

Dico curiosissima perché le basi non erano basse, ma ... di più! Quel lotto, oggi, parte da 9.000. All'epoca era proposto a 3.000. Con una precisazione: 9.000 sono euro, 3.000 erano franchi svizzeri, con cambio euro/franco, all'epoca, inferiore a 0,7. Per capirci, in quell'asta era offerto a 3.000 (franchi) di base un qualcosa che oggi è proposto sotto la sigla "PaR" da un noto commerciante; e sempre in quell'asta, a base 100 (franchi), si trovava una cosa oggi in vetrina a 4.000 (euro).

Ma qui ci sta, ci sta tutto, perché parliamo di cose accadute più di dieci anni fa, e per le quali, tra l'altro, i riferimenti di prezzo sono talmente incerti da non avere alcun valore (la Investphila, per quel poco che l'ho seguita, prima della incorporazione nella Spink, aveva basi e aggiudicazioni ... come posso dire? ... "di difficile comprensione").

Ecco, qui sì che ci stanno certi margini, ammesso di riuscire a realizzarli davvero.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer apr 25, 2018 7:03 pm

Pitigrilli ha scritto:AdF E BdF

“AdF” e “BdF” sono due acronimi che indicano, rispettivamente, la presenza in un francobollo di un Angolo di Foglio o di un Bordo di Foglio.

[...]

La presenza di un AdF o di un BdF è da sempre un elemento di attrazione anche per il più grezzo, rozzo e ineducato dei collezionisti [...] È perciò ovvio che AdF e BdF siano ricercati e apprezzati da molti collezionisti e che i francobolli che li esibiscono abbiano prezzi sensibilmente più elevati della media.

[...]

Disgraziatamente, però, la presenza di AdF e BdF rischia di trasformarsi in una micidiale arma di “distrazione di massa”, tanto più di “distrazione” quanto più AdF e BdF son grandi.

[...]


Ho ricevuto una mail dalla "3 Fil", in cui si annuncia l'imminente pubblicazione di un catalogo di vendita di "filatelia pregiata". Copio e incollo la parte iniziale della comunicazione:

" ... è con motivato orgoglio che anticipiamo la prossima uscita nel mese di Maggio del 45° catalogo di vendita a prezzi netti che va in stampa dopo una accuratissima e “fortunata” selezione del materiale offerto. Si parte con un considerevole insieme di lettere del Lombardo Veneto di qualità assolutamente superiore alla media con diverse affrancature bordo o angolo di foglio, in massima parte firmate o certificate da Silvano Sorani".

Attendo l'uscita del catalogo con viva curiosità: se non ci sarà nulla da comprare, si sarà pur sempre qualcosa da scrivere.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda ameis33 » sab apr 28, 2018 10:42 pm

Io non colleziono l'area italiana, e quindi tanti dei tuoi argomenti mi lasciano indifferente...
Ma su una cosa ti devo dare ragione.
Viene lo sconforto quando, pur avendoci messo il massimo, la si confronta con Altre collezioni di Altri collezionisti di Altro livello...
Sig!

La collezione Wiesenthal

https://issuu.com/polskajedynka.eu/docs/wiesenthal

La collezione Bojanowicz

https://issuu.com/polskajedynka.eu/docs ... wiczaukcja

Rachmanow?

https://issuu.com/polskajedynka.eu/docs/warwick

Mikulski...

https://issuu.com/polskajedynka.eu/docs/mikulski

E non mettetemici Paolo Bianchi...

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » dom apr 29, 2018 1:27 pm

ameis33 ha scritto:Viene lo sconforto quando, pur avendoci messo il massimo, la si confronta con Altre collezioni di Altri collezionisti di Altro livello...


Più vado avanti, meglio metto a fuoco un stato d'animo, un sentimento. "Collezionare" parte come un gioco, un divertimento, uno svago. Poi, però, finisce col diventare un'ossessione, un tormento. Si dice che gli scacchi siano uno dei giochi più violenti che ci siano; io, subito dopo, ci metto il collezionismo filatelico.

ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda balblack75 » dom apr 29, 2018 5:37 pm

Caro Pitigrilli,
recentemente ho avuto modo di conoscere durante un piccolo evento commerciale un illustre collezionista che, per passione, ha dedicato e tuttora dedica tutta la sua vita alla filatelia.
In quanto ad età avrebbe potuto essere mio padre.
Non dimenticherò mai la luce brillante dei suoi occhi mentre mi parlava di una lettera della sua collezione a cui è particolarmente legato.
Da quarantenne non ho potuto far altro che che complimentarmi con lui, e prendere atto di una semplice constatazione.
Se la passione per la filatelia, come poche altre, ha il potere di regalarci per tutta una vita quella stessa luce, quello stato d'animo di pura felicità, se può farci emozionare in questa nostra esistenza, allora dobbiamo ritenerci fortunati di essere collezionisti.
Un saluto e buona domenica a tutti.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » dom apr 29, 2018 7:53 pm

Caro balblack75,
è un discorso lungo, complesso, a volerlo scandagliare in ogni suo anfratto, perché tocca gli strati più profondi della psicologia umana.

I francobolli sono l'unico oggetto - la sola cosa materiale - in grado di rendermi felice. Dico davvero. Macchine, orologi, vestiti, case, viaggi, ma anche prestigio o promozioni sul lavoro, non mi fanno lo stesso effetto, e il più delle volte mi lasciano totalmente indifferente, o, nella migliore delle eventualità, mi suscitano un piacere effimero, destinato a sparire da lì a poco. Ma quando invece entro in possesso di un francobollo, che magari agogno da tempo, in quel momento, e per sempre, sento un piacere raffinato, sottile e diffuso, che tocca tutte le corde della mia anima, una felicità totale e appagante, che non conosce uguali, l'onore di essere il custode, seppur temporaneo, di qualcosa che percepisco pregiato, unico, introvabile, una gioia intensa che non conosce l'usura del tempo, e che nel tempo ha anzi il suo migliore alleato, che quella gioia rinnova e ravviva e accresce a ogni giro. Questa è, per me, la filatelia. Questo è lo stato d'animo che mi fa dire, parafrasando George Best, "ho speso un sacco di soldi in francobolli degli Antichi Stati, tutti gli altri ... li ho sperperati!".

Ma la felicità è un patrimonio e, su ogni patrimonio, si paga una tassa. Quando le cose non vanno come desideri, quando ti sfugge un pezzo inseguito da anni, quando sbagli una mossa per eccesso di entusiasmo (comprando quel che doveva restare dov'era) o per scellerata prudenza (lasciando una cosa, che andava invece presa a ogni costo), quando, insomma, esci sconfitto dalla competizione con altri tuoi pari, quando questo accade, avverti allora un senso di rabbia, di sconforto, di frustrazione, di rivalsa, che ti consumano dentro e ti fanno desiderare subito un'altra occasione, che però non sai se e quando arriverà.

Collezionare, in fondo, è solo un gioco, ma giocare - come sanno bene i bambini - è una cosa maledettamente seria.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun apr 30, 2018 2:48 pm



Un po' lontano dal mio stile, ma è un "Lombardo Veneto" decisamente notevole:

http://www.pageflow.it/Portal/Flip/RHVp ... 9hsA3vUKk1

ciao

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