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Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italiani

Tutto ciò che riguarda la filatelia degli antichi stati italiani (ASI)

Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven dic 22, 2017 10:25 am

Caro Ignotus,
negli anni ho messo a punto e perfezionato una frase, che al momento recita così: la povertà è uno stato reale, la ricchezza uno stato mentale.

La povertà è cosa reale, perché realmente serve prestare attenzione al centesimo di euro quando si fa la spesa, realmente si sceglie la pasta che costa 0,9 euro anziché quella a 1,1 euro.

Ma la ricchezza - oh, la ricchezza! - è tutto uno stato interiore, mentale, puramente psicologico . Quando tutti i bisogni primari sono soddisfatti, quando ho un tetto che mi ripara dalla pioggia e mi protegge dal sole, quando so che a fine mese qualcosa arriverà, poco o molto alla fine non importa, conta solo che arriverà, quando al supermercato posso comprare la pasta a 1,1 euro (e se mi va pure quella a 2 euro, toh ...), quando tutto questo avviene, allora io posseggo già tutto il necessario e molto del superfluo, e quell'eventuale "ancor di più" che dovessi avere, per meriti o fortuna, mi rende "ricco", psicologicamente ricco.

I bisogni primari sono limitati, i desideri divergono all'infinito; ma se non vi basta il necessario, allora nessun superfluo vi potrà mai appagare, e vi sentirete sempre "poveri", psicologicamente poveri.

Noi siamo collezionisti di francobolli. Noi spendiamo denaro per piccoli rettangolini di carta, spesso vecchi di secoli, privi di qualunque utilità, valore e significato, al di fuori di quello che noi, suggestionandoci, gli assegniamo. Spendiamo denaro per cose che non servono assolutamente a nulla, che i nostri eredi rivenderanno a 1/10 del prezzo al quale noi li abbiamo comprati. Che la nostra spesa sia 1 euro, 100 euro o 10.000 euro, è a questo punto del tutto irrilevante. Perché è comunque una spesa destinata a qualcosa di intrinsecamente inutile, e se posso spendere denaro per qualcosa di inutile, significa, ai miei occhi, che certamente povero non sono, a prescindere, ripeto, dall'entità della spesa. Al più possiamo discutere di chi è "più ricco" o "meno ricco", tirando linee divisorie all'interno della "ricchezza", per definire "50 sfumature di benessere", ma non certo marcare differenze tra "ricchezza" e "povertà".

Collezionisti di francobolli che versano in condizioni di povertà - reale, non psicologica - ai miei occhi non ne esistono e qui io parlo a collezionisti di francobolli, non all'umanità in generale.

Un caro saluto e i miei migliori auguri per queste imminenti festività.

Piti.
Ultima modifica di Pitigrilli il mer dic 27, 2017 1:13 pm, modificato 3 volte in totale.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven dic 22, 2017 10:38 am

“ARMATI DI FORBICI, PROCEDEREMO …” – È difficile spiegare, è difficile capire …

È difficile spiegare cosa siano i colori a una persona priva delle facoltà visive. È difficile capire cosa sia un colore, per chi i colori non può vederli. A volte gli si dice che il rosso è un colore “caldo” e il bianco è “freddo”, per creare un’associazione tra il concetto sconosciuto, il colore, e altri concetti, l’esser caldo o freddo, di cui ha invece esperienza. Ma perché diciamo che il rosso è caldo e il bianco è freddo? Perché rosso è il colore del fuoco e bianco quello del ghiaccio. Ma lui non può vederli il fuoco e il ghiaccio! Non se ne esce. È difficile spiegare, è difficile capire, se i colori non puoi vederli. È difficile spiegare, è difficile capire … se non hai capito già.

Come posso spiegarvi le ragioni che fanno del francobollo un’opera d’arte, … se non le avete già capite? Il rosso è caldo, il bianco è freddo, potrei dirvi, ma dubito che capireste sul serio. E tuttavia non ho scelta. Devo appoggiarmi a esperienze a voi note, almeno vagamente, per farvi solo intuire ciò che comunque vi resterà ignoto, come i colori a un non-vedente.

Il francobollo è un quadro. Non dubito che l’interrogazione del web, con la chiave di ricerca “quadri strani”, vi restituirà una pletora di immagini stravaganti. Ma parliamo di stravaganze, appunto. Il quadro – da sempre, nella percezione radicata e quasi immutabile – è un oggetto perfettamente quadrato o rettangolare, che raffigura qualcosa, che può piacere o non piacere, ma sempre in modo ben definito.

Il francobollo è una coreografia realizzata da un corpo di ballo. Qualunque sia lo stile – classico o moderno o non so che altro – il coreografo ricercherà sempre simmetria e ordine nei movimenti di ballerini e ballerine, e in svariate circostanze vorrà dare al pubblico l’impressione di un’entità riflessa allo specchio, con i movimenti di una parte del corpo di ballo perfettamente speculari a quelli dell’altra parte.

Il francobollo è una dimostrazione matematica. Amo la matematica, perché odio l’ipocrisia, diceva non ricordo più chi. In matematica non si può barare, non si possono trovare scuse, non si può dire “facciamo finta di poter passare con il limite sotto il segno di integrale” o “facciamo finta che la funzione sia infinitamente derivabile”, se gli oggetti sotto le nostre mani non consentono queste operazioni.

Il francobollo è la pagina di un bel libro. Il “bello scrivere” soggiace a delle regole: poche, semplici, impartite tra la terza elementare e la seconda media … e mai veramente assimilate. Frasi con soggetto, verbo e complemento oggetto sono più l’eccezione, che la regola. Abbondando invece il “si enclitico”, i “cumuli nominali”, gli “incisi”, gli “aggettivi” e gli “avverbi”, che zavorrano i pensieri e ostacolano la comprensione.

Il francobollo è una canzone. Melodia, ritmo, accordi, suoni gradevoli, che possono piacere o non piacere, ma che non disturbano mai, non arrecano mai fastidio alle orecchie, non spingono mai a coprirle con le mani per proteggerle da qualcosa di molesto. E poi ci son rime e ritornelli, a cercare anche qui la simmetria, il dolce adagiarsi di una strofa sulla successiva, il bilanciamento dell’intero componimento.

Il francobollo è un goal, frutto della classe di un singolo, della coralità della squadra o di entrambe le cose. Van Basten all’URSS, nella finale degli Europei del 1988. Totti a Marassi, con i tifosi sampdoriani in piedi ad applaudirlo. Roberto Baggio al Napoli, Weah al Verona, o Maradona all’Inghilterra, che in solitaria percorrono tutto il campo, saltano tutti gli avversari, sino a depositare dolcemente il pallone in rete.

Questo, signori, è un francobollo artistico.

Piti.
Ultima modifica di Pitigrilli il mer dic 27, 2017 11:30 am, modificato 1 volta in totale.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven dic 22, 2017 5:11 pm

“ARMATI DI FORBICI, PROCEDEREMO …” – E forbici siano!

Noi siamo collezionisti-artisti. Siamo artisti come lo sono i poeti, gli scrittori, i pittori, i musicisti, i ballerini, i calciatori, gli chef, e tanti altri. Ma abbiamo un handicap, che ci differenza da tutti gli altri. Noi non abbiamo “un’altra occasione”, non possiamo “provare e riprovare e provare ancora”, non abbiamo di che “allenarci”. Non ci sono pagine da scrivere e riscrivere sinché non siamo soddisfatti, spartiti da comporre e scomporre alla ricerca della giusta musicalità, tiri su tiri in allenamento per avere il tiro giusto in partita, decine o centinaia di tele accatastate in un angolo prima di avere l’unica buona. No, signori, niente di tutto questo.

Gli oggetti della nostra arte furono creati centinaia di anni fa e per di più – come correttamente viene osservato – in modo rozzo e maldestro:

Funes ha scritto: io non posseggo neanche un francobollo degli ASI e sai perché? Perché fanno schifo ... Sono stati prodotti con tecniche semiartigianali e i risultati sono davvero modesti.


È vero signori, è vero, e proprio perché è vero, in tanti, in troppi, fanno di tutto per dimenticarlo.

Ma noi siamo artisti, e non ci arrendiamo alla realtà; noi, dalla realtà, prendiamo solo il meglio, l’eccelso, l’insuperabile, quel poco che è venuto bene, veramente bene, davvero bene, come meglio non poteva venire, in mezzo alla fiumana di cose venute fuori soltanto buone o discrete, sufficienti o benino, male o come peggio non poteva essere (ammesso vi sia davvero un limite al peggio ...). E, all’occorrenza, in nome dell’arte, noi la realtà sappiamo modificarla senza deformala, sappiamo aggiustarla, preservandola, sappiamo soggiacere al suo peso, affinché essa si sottometta a noi.

Non è mai con leggerezza che prendiamo le forbici in mano (o che chiediamo ad altri più pratici di farlo per noi, solo per evitare disastri, non certo perché temiamo chissà quale improbabile incriminazione). Ogni taglio è preventivamente soppesato, meditato, discusso, simulato, analizzato. Ci si dorme spesso sopra, a volte per mesi, a volte per anni. E, se effettivamente realizzato, è sol perché abbiamo la pratica certezza di averne in esito un’opera d’arte, unica e inarrivabile, che ben vale il sacrificio di tutto il resto.

Chiamateci assassini, se volete. Noi continueremo a definirci artisti. Quel che il bruco chiama “fine del mondo”, il resto del mondo lo chiama “farfalla”.

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer dic 27, 2017 10:55 am

PUNTEGGI UFFICIALI PER LA VALUTAZIONE DELLA STORIA POSTALE

Recupero da questo topic:

viewtopic.php?f=21&t=7586

alcune utili informazioni e annotazioni a margine.

vikingo68 ha scritto: ... mi pare giusto far sapere ai lettori quali siano i VERI parametri adottati dalle Giurie.

[...]

Dal regolamento ufficiale: ..."i giurati valutano le collezioni tenendo conto dei seguenti parametri attribuendo i seguenti punteggi massimi : IMPORTANZA 10 ; SVOLGIMENTO 20 ; CONOSCENZE STUDIO RICERCA 35 ; CONDIZIONE 10 ; RARITA' 20 ; PRESENTAZIONE 5..."

Cosa si nota subito dalla lettura di questi punteggi?

Che la tanto decantata qualità (giusto per carità ma non portata all'esasperazione) in questa classe espositiva viene valutata 10 punti, ovvero al massimo il 10% del punteggio totale!


e di seguito la mia replica:

Pitigrilli ha scritto:I commercianti devono vendere, i collezionisti (alcuni collezionisti) devono esporre. Ovvio, perciò, che gare, manifestazioni, concorsi e esposizioni diano a Mademoiselle La Qualità il ruolo di Cenerentola. Perché gli esemplari di qualità sono pochi, molto pochi, sempre gli stessi, e non c’è ne abbastanza, non per organizzare un concorso tra intere collezioni, ma forse nemmeno per riempire qualche pagina di un solo album. I commercianti devono vendere, i collezionisti devono esporre, le regole delle manifestazioni devono chiudere il cerchio. E di un meccanismo circolare, quindi tautologico, si tratta. Tutto si tiene, tutto e coerente e impeccabile, sia chiaro, ma questo tutto non dimostra niente.

Il fatto rilevante è solo uno: i commercianti comprano, vendono e pagano solo la qualità. Ecco perché, molti di loro, molti commercianti, da un lato foraggiano la “cultura filatelica” dei collezionisti, e dall’altro li imbarbariscono sul versante della qualità. Perché confidano nella sfasatura tra le monete di regolazione dei conti, se così posso dire. Sperano sempre, i commercianti, che il collezionista attribuisca all’oggetto un qualche “valore emozionale” – storico, culturale, postale, tecnico, pedagogico o non so che altro – quando loro, i commercianti, pagano e vendono solo in “valore qualità”.

[...]

Capito il giochino, si? Moneta-emozione, quando si vende. Moneta-qualità, quando si acquista.


In questo senso, io dissento da vikingo68 quando afferma:

vikingo68 ha scritto: ... con lo studio e la ricerca è possibile acquisire pezzi rari non riconosciuti come tali, che una volta opportunamente valorizzati permetteranno in futuro un sicuro guadagno.


Su un punto, peraltro, ci troviamo allineati:

vikingo68 ha scritto:
Ovviamente il collezionismo che dia di filatelia o di storia postale, mette sempre a rischio i soldi spesi, ma per prima cosa io guardo al mio divertimento e passione [...] non si colleziona per guadagnarci, almeno io, per quello ho un lavoro che mi soddisfa, ringraziando il Cielo.


Pitigrilli ha scritto: ... il mio invito - che ho messo anche in firma - è nel vivere il collezionismo come un gioco, un puro divertimento, senza essere minimamente turbati dalla (probabile) svalutazione della propria collezione (che poi, in realtà, andrebbe più propriamente rinominata "margine di guadagno" del commerciante, come è giusto che sia) né attratti da una (improbabile) rivalutazione. L'invito, insomma, è a vivere il collezionismo come una vacanza, una cena al ristorante, una sera a teatro, una partita allo stadio o anche, per gli amanti del genere, come una notte d'amore con donne "diversamente disponibili": denaro che esce per avere una, due o tre ore di svago, che nel caso del collezionismo degli Antichi può anche diventare una vita intera


Interessante anche la questione su cosa conferisca "valore" - filatelico e commerciale - a un documento postale, argomento collegato al tema "armati di forbici, procederemo ...". Vikingo68 mostra una lettera con indirizzo mancante e ricostruito e al "tiepido entusiasmo" registrato per un pezzo che lui reputa sopra le righe, osserva:

vikingo68 ha scritto: ... il tuo pensiero sia influenzato dall'essere un filatelista e non un postalista.


E questo, in effetti, più che vero è quasi tautologico:

Pitigrilli ha scritto:Si, è vero, è questione di punti di vista.
Tempo fa un commerciante mi contatta per propormi un pezzo a suo dire straordinario. E, per onestà, lo era davvero. Uno splendido valore pontificio con otto filetti e grandi margini ulteriori, collocato su una freschissima lettera, con tanto di annullo passante, e con tutte le altre cosette sue a posto. Unico difetto: l'indirizzo. Era stato prima cancellato in parte è poi sopra gli era stata messa una pecetta a mo' di riparazione (un po' come nella lettera mostrata da vikingo68)

"Lo compro, al prezzo che vorrà Lei, senza discutere", gli dissi, "ma Lei deve trasformare questa lettera in un frammento. Via l'indirizzo e teniamo solo quei belli annulli accanto al francobollo. Questa operazione deve farla Lei, materialmente. Io le farò avere la scansione di come desidero il pezzo, Lei lo realizzerà "

Quel pezzo è ancora li, perché al commerciante fa troppo dolore tagliarlo. Alla fine vincerò io, è chiaro, e la lettera diventerà frammento, ma per l'intanto è ancora tutta intera


E vikingo68, dalla sua prospettiva, dal suo angolo visuale, giustamente non concorda:

vikingo68 ha scritto:Fare di una brutta lettera un bel frammento è un delitto storico postale, i filatelici però credo che se ne freghino di questo pensiero...ignorando volutamente che sono arrivati a loro certi pezzi per il rispetto di chi li ha preceduti, senza invece voler avere medesimo rispetto per chi inevitabilmente gli succederà...


A ogni modo, comunque la si veda, reputo cruciale questa osservazione tecnica, da aver sempre presente sia che le lettere rimangano nel loro stato originario, sia che vengano ridotte a frammenti:

vikingo68 ha scritto:L'importante è che ci siano tutti i segni postali.


... e l'occasione è utile per dare qualche esempio di cosa sia realmente un frammento (cioè un oggetto che rechi segni postali di interesse):

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

Attenzione, però, alla valutazione commerciale, di là del valore filatelico: una lettera con indirizzo manifestamente rifatto vale (in euro) tanto quanto un bel frammento, non c'è differenza (economica) tra i due pezzi.

Emirates ha scritto:... alla fine, vale come un documento non completo


... e perciò "caveat emptor!" ai prezzi di acquisto, perché sempre incontrerete il commerciante che ve la valuterà come "lettera" quando la deve vendere e come "frammento" se la deve acquistare.

Altro punto cruciale: i documenti filatelici, quando acquisiti per vie ordinarie, in modo legale, sono e restano oggetti privati, in possesso di privati collezionisti, che sono legittimati a farne quel che desiderano, senza dover avere alcun timore di incorrere in violazioni di leggi, leggine, legette, codici, codicini, e codicetti, citati un po' così alla rinfusa, allo stesso modo con cui un individuo qualsiasi può trarre diagnosi, da alcuni sintomi che si è auto-diagnosticato, attingendo all'enciclopedia medica. Pleonastica e retorica, in tal senso, la domanda di Emirates:

Emirates ha scritto:se un oggetto è mio non posso ritagliarlo?


Ovvio che sì.

Un'ultima annotazione, per chi vuol capire. La mente umana procede fisiologicamente per analogie, per metafore, per similitudini; è portata spontaneamente ad accostare il "già noto" allo "sconosciuto", per farsene una prima idea (è la logica dei colori: rosso è caldo, bianco è freddo); questo processo di acquisizione della conoscenza è normale, ovvio, spontaneo, e non va certo temuto; solo bisogna avere l'accortezza di capire quando incontra i suoi limiti; quando, cioè, la trasposizione di idee, suggestioni e convenzioni valide in un certo ambito, non solo non dà informazioni utili per capire quel che accade in altri ambiti, ma, addirittura, ne può falsare il senso.

Qui parliamo di filatelia, di francobolli, di lettere e documenti postali. Tenere la barra dritta sull'argomento "filatelia" - evitando temerarie divagazioni in altri ambiti antiquariali, per istituire ancor più improbabili analogie col nostro ambito di interesse - è un semplice atto di buona educazione verso i lettori (e i lettori ci sono, eccome se ci sono, a giudicare dal numero di visite, magari non scrivono, ma ... leggono, eccome se leggono).

Il pensiero umano procede per analogie, per similitudini, per metafore - è vero -, ma a volte per comprendere le cose bisogna lasciarle nel loro ambito. La filatelia ha i suoi parametri valutativi, che sono unici e irripetibili. Se cominciamo ad accostarli ad altri settori, dove cose monche o amputate sono considerate valide, allora è vero tutto e il suo contrario (un francobollo assottigliato - per dire - avrebbe la stessa dignità di uno perfetto, perché tanto, a occhio nudo, guardandoli semplicemente per come si presentano, sarebbero indistinguibili; ma così non è, per unanime convenzione e stati d'animo).

"Se la Venere di Milo fosse un francobollo, il suo valore sarebbe pressoché nullo" (copyright: Bolaffi)

http://www.bolaffi.it/index.php?method=section&id=85

è l'unico accostamento intelligente che, a oggi, sia mai stato fatto tra la filatelia e tutto il resto.

Ancora tanti auguri a tutti.

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven gen 12, 2018 3:30 pm

16.I.2017-16.I.2018: BUON COMPLEANNO!

Lo scrivo ora – contravvenendo alla scaramanzia, che impone di non festeggiare mai in anticipo – perché so già che al giorno esatto sarò affogato di impegni, e non potrò farlo.

Questo topic compirà un anno il prossimo 16 gennaio. In un anno sono state abbondantemente superate le 10.000 visite, che nella mia stima dovrebbero corrispondere a un numero di lettori tra 40 e 60. Questi numeri – come tutti i numeri del web, come tutte le statistiche sulle partecipazioni virtuali – vogliono dire poco, ben poco, senz’altro meno di quanto sembra, ma fanno comunque piacere.

Desidero perciò ringraziare “Forum Francobolli” per avermi dato questa opportunità. Un topic del genere non sarebbe mai stato possibile altrove, su altri lidi. Dopo due post sarebbero arrivati a stormi, a mandrie, ma soprattutto a greggi, professori e maestri di ogni sorta, che avrebbero definitivamente sentenziato “questo non è beeeeeeeeeeeeee … ne”.

Questo topic è una conferma, tra le tante, all’osservazione generale dell’amministratore:

fdecarlo ha scritto:io mi limito soltanto a mettere a disposizione un contenitore nel quale far divertire (questo è il verbo più giusto, trattandosi di un hobby) un bel pò di collezionisti italiani e non.

Un abbraccio a tutti e TENETE DURO: Forum Francobolli è un ottimo contenitore, ci sono collezionisti molto validi che scrivono e la sua presenza sul web è fondamentale per garantire la pluralità di informazione e confronto che altrimenti sarebbe monopolizzata!!!


Una precisazione, con l’occasione.

Il titolo del topic, “Note sparse”, non è casuale. Sono “note”, perché sono soltanto “annotazioni”, “appunti di viaggio”, un “diario personale”, perciò è ovvio che, nella misura in cui sono io a scrivere, desideri parlare delle cose che più mi interessano della filatelia, a costo di ripetermi, o di concentrarmi su un numero limitato di argomenti, e al limite su uno soltanto. E sono “sparse” perché, essendo un gioco, un divertimento, uno svago, e non un lavoro, e non avendo nessun beneficio materiale, diretto o indiretto, se non il gusto di scrivere su un argomento che mi piace, non ho alcun obbligo nel dare ai miei interventi sistematicità, organicità, sequenzialità, profondità, e tutte le altre “ità” che vorrete aggiungere.

L’augurio, per il 2018, è pertanto di non dover più leggere interventi del tipo:

*** ha scritto: La Filatelia è studio dei francobolli, delle loro caratteristiche tecniche, del modo in cui venivano realizzati, del motivo della loro emissione, della loro storia, del modo in cui furono utilizzati. … Io finora ho letto pagine e pagine riguardanti esclusivamente l'aspetto estetico dei francobolli […] con concetti molto discutibili ripetuti fino allo sfinimento e, oltretutto, declinati con uno snobismo davvero insopportabile. Qua e là qualche risultato d'asta. Quand'è che cominciate a parlare di Filatelia?


Nessuno – per quanto ovvio – è obbligato a leggere; e nessuno – fatto ancor più ovvio – è inibito a scrivere. Chi desidera rivelare i misteri delle tariffe e delle tassazioni, illustrare i tecnicismi della calcografia, e far scoprire le meraviglie del bulino, chi vuol tener cattedra sui colori, o insegnare a distinguere un originale da un falso, può farlo senz’altro, ne ha facoltà, per quanto mi senta ridicolo nel doverlo precisare.

Buon anno e buon forum a tutti! :D

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Emirates » ven gen 12, 2018 4:36 pm

Buon anno a te!
non so se hai visto ma l'asta a prezzo netto di Vaccari ha conseguito un successo ENORME
sono stati venduti quasi tutti i pezzi di Toscana tupitupi

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda unicum » ven gen 12, 2018 10:44 pm

i francobolli pur belli non erano " da amatore"
-^ -^ -^

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Emirates » ven gen 19, 2018 5:52 pm

Rimane comunque un grande successo tale vendita
pur avendo i pezzi i prezzi non bassi, bene cosi!

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Mario » sab gen 20, 2018 11:29 pm

unicum ha scritto:i francobolli pur belli non erano " da amatore"
-^ -^ -^

Emirates ha scritto:Rimane comunque un grande successo tale vendita
pur avendo i pezzi i prezzi non bassi, bene cosi!

Il nostro amico "unicum" è giustamente stupefatto. Ma come...? C'è ancora chi compra francobolli di qualità non superperfettissima e anche a prezzi non bassi?
E "Emirates" è perfino soddisfatto... :roll:
Ma allora 22 pagine di blog :mrgreen: cosa sono state scritte a fare??? furioso_come_un_cavernicolo furioso_come_un_cavernicolo furioso_come_un_cavernicolo

ciao ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Emirates » lun gen 22, 2018 10:18 am

Mario ha scritto:
unicum ha scritto:i francobolli pur belli non erano " da amatore"
-^ -^ -^

Emirates ha scritto:Rimane comunque un grande successo tale vendita
pur avendo i pezzi i prezzi non bassi, bene cosi!

Il nostro amico "unicum" è giustamente stupefatto. Ma come...? C'è ancora chi compra francobolli di qualità non superperfettissima e anche a prezzi non bassi?
E "Emirates" è perfino soddisfatto... :roll:
Ma allora 22 pagine di blog :mrgreen: cosa sono state scritte a fare??? furioso_come_un_cavernicolo furioso_come_un_cavernicolo furioso_come_un_cavernicolo

ciao ciao

Spiegati meglio :?: :?: :?: :?:

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun gen 22, 2018 3:57 pm

MALEDETTA QUALITA’

Emirates ha scritto: ... l'asta a prezzo netto di Vaccari ha conseguito un successo ENORME
sono stati venduti quasi tutti i pezzi di Toscana tupitupi


Si, ho notato, e l’osservazione di questa vendita a prezzo netto (catalogo 92), in confronto con l’ultima asta (catalogo 91), mi ha suggerito una considerazione.

Partiamo da un fatto manifesto: Vaccari – nome storico della filatelia italiana, commerciante di prim’ordine – non ha mai avuto grande feeling con la qualità (il sottotitolo che accompagna il nome della ditta – “Filatelia di qualità” – mi ricorda il “Grande Raccordo Anulare” del Guzzanti-Venditti, quando parlava dei cartelli che tranquillizzavano sulla mucca pazza: “so’ boni tutti a mettere ’na scritta sopra un cartello, ... so’ bono pur io!”). Vaccari ha storicamente intermediato materiale modesto, ordinario, come se ne trova un po’ ovunque, e non a caso le sue quotazioni – che molti giudicano come il vero riferimento di mercato – altro non sono che il riflesso del piattume della qualità proposta, sempre meno cercata, sempre meno attraente.

Di quando in quando (raramente) si ritrova tra le mani cose più interessanti, ma è evidente, per me, che in questi frangenti nemmeno lui capisce bene cosa ne può trarre.

Ora, non capire la qualità è come nutrire un cattivo sentimento, una cosa deprecabile, che ha già in sé la sua punizione. I cattivi sentimenti fanno male a chi li prova, non certo a chi li subisce, e lo stesso vale per chi non capisce la qualità.

Molti lotti dell’asta 91 – visti anche i realizzi, tra il 50% e il 100% del Sassone – potevano tranquillamente proporsi “a prezzo netto”, spingendo ancora oltre il prezzo, ché tanto avrebbero quasi sicuramente trovato acquirente, anche perché la modalità del “prezzo netto”, se da un lato è tendenzialmente più onerosa, dall’altro meglio si presta trattative private su tempi e modi di pagamento. Con una scelta commercialmente scriteriata, invece, sono stati ammassati un gran numero di francobolli di qualità in un’asta, dove tempestività e risolutezza la fanno da padrone, obbligando i potenziali acquirenti a scelte draconiane, a tagliare con l’accetta laddove si sarebbe dovuti andare di bisturi, tutto a discapito dei prezzi di aggiudicazione (che in diversi frangenti sono rimasti notevoli, ma, ripeto, potevano esserlo ancor di più, con una gestione più accorta del materiale). Non solo. Sono stati formati lotti multipli, con più pezzi, alcuni di qualità eccezionale, altri di qualità modesta. Una cosa semplicemente folle, che falcidia la platea di potenziali acquirenti, e ancora una volta va tutto a detrimento dei prezzi di aggiudicazione.

Molti lotti dei prezzi netti 92 – diciamo tutti quelli che sono rimasti invenduti, che si possono vedere a oggi sul sito – era invece il caso di gettarli in pasto a quel tritacarne che sono le aste, ribassando i prezzi senza troppe remore, e sperando, magari, in qualche rialzo.

Dalla sapiente combinazione di alcuni lotti dell’asta 91 e di altri dei prezzi netti 92, insomma, poteva uscire un catalogo di Antichi Stati che avrebbe meritato un posto di tutto rispetto in una biblioteca filatelica; e, fatto forse più rilevante, questi ipotetici cataloghi avrebbero garantito il “tutto venduto”, con un introito per la ditta non solo più elevato, ma anche più veloce.

Ma la qualità non è per tutti, la qualità è solo di chi la sa capire, e tutti gli altri – collezionisti, ma anche commercianti di lungo corso – devono accettare le conseguenze della loro “ignoranza”, nel senso letterale di “ignorare”, “non sapere”.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda moebius » mar gen 23, 2018 3:13 pm

Carissimi tutti!
Carissimo Pitigrilli!

Voglio giocare a carte scoperte subito, con voi.
Non chiedetemi come sono arrivato a questo Forum. Forse è colpa/merito di Google, sinceramente non lo ricordo (anche se vi ho "scoperti" solo pochi giorni fa).

Se mai doveste chiedermi perché sono rimasto, sul Forum, anzi mi ci sono persino iscritto, fatelo pure.
Questa risposta la so. E per me è una risposta estremamente semplice, nonché spontanea.
Vi prego di non interpretarla (non mi conoscete ancora), prendetela per quella che è (ossia la mia personale risposta): Pitigrilli.

Non colleziono Antichi Stati (ma li "raccolgo", se mi capita). Per cui non so nemmeno per quale motivo, capitato qui, io abbia cominciato col leggere gli interventi di questo "topic". So però che è stata una delle cose migliori io abbia fatto, sinora, in questo inizio 2018. Mi è bastato leggere uno dei tuoi interventi, carissimo Pitigrilli (scusa se ti do del tu, non ci conosciamo -purtroppo,ahimè- ma pare che in un Forum il "tu" sia abituale/usuale) per capire che stavo per entrare in un luogo "speciale".
Non me ne vogliano gli altri amici/compagni del Forum. Non mi sono ancora dedicato alla lettura sistematica di tutta l'immensa mole di contributi che lo compongono. So che sarà cosparso di piccole/grandi gemme, mi piacerà andare alla loro scoperta.
Ma qui, io per me, sarei già arrivato.
No, non al traguardo (quale traguardo poi, di cosa?).
Ma in uno di quei luoghi appunto "speciali", in cui si trovano persone "speciali".
Persone che io, personalmente, avrei desiderio, piacere di conoscere.
La magia del web è anche questa. Avvicina, spesso cancella le distanze. E ti mette a contatto con luoghi ma soprattutto persone che altrimenti non avresti mai potuto nemmeno "sfiorare".

Non ho nemmeno letto tutto questo "straordinario" topic. Penso persino (oggi sono assai coraggioso!) di non condividere al 100% ogni suo passo ( e spero di aver modo di ritornare su ciò).
Ma ne sono rimasto folgorato.
Una delle cose più intelligenti-intriganti-coinvolgenti (sempre "a mio parere", ci mancherebbe) io abbia mai letto in oltre 40 anni di più o meno onorevole carriera filatelica.

"Del doman non v'è certezza". Ecco perché, d'impulso, dopo essermi presentato nell'apposito topic, ho voluto precisare apertamente cosa mi abbia spinto ad essere qui, tra voi, "ufficialmente" per modo di dire. E' vero, è uno pseudonimo il mio, ma.... e qui cito volutamente uno di noi, " .......mi piacerebbe - qui sul forum, dove le vere identità lasciano il tempo che trovano, e conta solo la "credibilità" dell'utente - essere chiamato col mio nickname, Moebius, un artista del fumetto del secolo scorso, forse poco conosciuto al grande pubblico, ma che io adoro....".
Caro Pitigrilli, perdonami il "furto" della citazione.
Spero di aver modo, prima o poi, di farmi perdonare.

Per ora, a tutti voi, grazie per la pazienza che avrete impiegato nel leggermi (sempre che ci siate riusciti, a giungere sin qui). Mi scuso anche se, tutto sommato, temo di essere andato leggermente fuori tema. Ma solo leggermente, anche perché temo che, nel contempo, il morbo degli Antichi Stati mi abbia già sfiorato. Ma ritenevo doveroso tributare a Pitigrilli il merito che si merita. Fosse anche solo, per una volta, per ringraziarlo dell'immensa mole di tempo che ha voluto dedicare, qui, per condividere con noi il suo pensiero. Un pensiero che merita, anche per come viene qui compiutamente ed elegantemente esternato, il mio più profondo rispetto.

A tutti voi, un caro saluto.
ciao ciao ciao

Roberto/Moebius

P.S. A Pitigrilli, invece, un grazie di cuore. E la speranza di leggerlo ancora, tanto e spesso.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mar gen 23, 2018 5:43 pm

(S)PERITI ...

https://www.ebay.it/itm/francobolli-185 ... Sw9itZnzzE

Questo chi sarebbe?

Il nuovo che avanza?

Io conoscevo Alessandro ...

Sono questi orrori, a uccidere la filatelia, altroché ...

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mar gen 23, 2018 6:12 pm

SASSONE vs MERCATO

Di esempi ne potrei portare quanti ne volete, roba da scrivere altre 20 pagine solo su questo argomento.

Ne scelgo uno, tra le infinite possibilità sotto i miei occhi:

http://www.toselli.com/it/asta-0115-1/l ... aliani.asp

Dunque, signori, se non ci fosse altro, basterebbe già il solo margine alla destra di chi guarda, a far crollare il valore intorno al 10% del Sassone. Poi - accidenti! - dall'immagine sembra proprio che il francobollo sia ossidato, e pure parecchio, che per i "Napoli" è una delle cose più micidiali che possono accadere. L'esemplare, una volta reinquadrato nell'appropriato livello qualitativo, come il Sassone richiede di fare prima di attribuirgli il valore effettivo, si colloca nella classe tra l'1% e il 5% del valore nominale.

La quotazione nominale dell'esemplare - riportata nella descrizione - è € 6.000. L'offerta attuale è € 750, a cui andrà sommato il 20% di diritti. Siamo già al il 15% del nominale, contro una quotazione Sassone tra l'1% e il 5%. Vuol dire che, nella migliore delle ipotesi, il francobollo è scambiato al 300% del suo valore, e nella peggiore addirittura al 1500%!

Le quotazioni Sassone, è vero, sono proprio fuori mercato: troppo basse, veramente troppo basse, rispetto agli effettivi prezzi di scambio ...

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer gen 24, 2018 11:04 am

RADIOGRAFIA DI UNA PERIZIA

Leggo, dal vocabolario Treccani on-line, che il perito è una “persona che conosce per lunga pratica i segreti di un mestiere, di una professione, di un’arte, di un’attività”; il dizionario del quotidiano “La Repubblica” lo qualifica come una “persona dotata di speciale competenza, in grado di formulare pareri, giudizi, valutazioni”; l’analogo vocabolario del quotidiano “Il Corriere della Sera” vede nel perito un “individuo competente in un determinato campo e perciò chiamato a fornire valutazioni, stime tecnicamente attendibili”.

Esperienza, lunga pratica sul campo, esercizio ripetuto, conoscenza (sapere) e competenza (saper fare), pareri, giudizi e opinioni tecnicamente attendibili, ampiamente motivabili, sono dunque i tratti caratteristici del perito, dell’attività peritale.

https://www.ebay.it/itm/francobolli-185 ... Sw9itZnzzE

Ora, di grazia, qualcuno sa dirmi chi è questo Massimo Manzoni, da Milano? Da dove sbuca fuori, dove si è formato, quali letture e quali pratiche hanno plasmato e affinato la sua arte, la sua sensibilità filatelica? Questo certificato, non solo manifesta una eccezionale incompetenza, ma, fatto assai più grave, è intrinsecamente contraddittorio.

Partiamo con l’incompetenza: “il francobollo […] è ben marginato su tutti e quattro i lati”. Io non amo le “emoticon”, che considero la risorsa di chi non ha risorse, l’escamotage di chi non si sa esprimere, l’espediente a cui si ricorre quando si hanno gravi difficoltà comunicative. Ma in questo caso persino io faccio gran fatica a trovare le parole appropriate.

Ben marginato ?!? :shock: :roll: nonono sgrunt pacman ridere_di_gusto furioso_come_un_cavernicolo mmm sono_arrabbiato sbalordito_

Santo cielo! Nei “Napoli” – lo si apprende a pagina 1 del Sassone – è massima la distanza tra le cornici di due francobolli adiacenti, come a dire che i “Napoli” sono i francobolli degli Antichi Stati con i margini più grandi. Solo chi non ha mai visto un francobollo di Napoli, ma proprio mai, mai, mai, può giudicare “ben marginato” – e per di più su tutti e quatto i lati (sic!) – l’esemplare in questione. La marginatura di questo francobollo è “modesta”, con un educato eufemismo, e “mediocre” a voler usare il termine adeguato. In una scala da 0 a 10, per capirci, si collocherebbe intorno al 4, a non voler troppo infierire. Ma questo signore, questo Alessandro Manzoni da Milano, quanti 2 grana ha visto nella sua vita, prima di stilare questo dotto certificato? Ribaltiamo la questione, se può aiutare a capire: se questo 2 grana è “ben marginato su tutti e quattro i lati” (sic!), come è fatto allora un 2 grana “mal marginato”? Sin quando non ci saranno le cornici pesantemente intaccate, il francobollo sarà sempre “ben marginato”? Fatemi capire, vi prego.

Ma andiamo oltre, signori, andiamo oltre, lanciamo il cuore oltre l’ostacolo, turiamoci il naso, e digeriamoci l’idea che il francobollo sia davvero “ben marginato su tutti e quattro i lati” (sic!). Apprendiamo, dal certificato, che l’esemplare “ha un taglietto verticale in alto a destra […] suturato con linguella”, nonché “un piccolo assottigliamento in basso a destra”. Uhm, che bontà! Proprio una prelibatezza di francobollo, che necessitava davvero di un certificato! Ma non è questo il punto. Il dramma è che nel certificato, alla destra di chi guarda, è riportata in verticale una scala quantitativa di misurazione della qualità, con l’associata traduzione in linguaggio ordinario. Ora, io sono assolutamente favorevole ad abbandonare il linguaggio ordinario, e a replicarlo col linguaggio dei numeri, quando si parla di qualità, perché questo può aiutare molto a trovare il consenso tra collezionisti sulle convenzioni di valutazione. Ma qui, signori, sembra che i numeri servano a confondere, anziché a chiarire. Al francobollo viene attribuito un punteggio numerico pari a “20”, che tradotto in linguaggio ordinario equivale alla gradazione inferiore del “buono stato”, laddove – attenzione! – il “rating” inferiore (l’ultimo della scala) è il punteggio “10”, che corrisponde a un francobollo “difettoso”. Ma santo cielo, santo cielo, santo cielo … se un francobollo con “un taglietto in alto a destra” e “un assottigliamento in basso a destra” non è un francobollo “difettoso”, allora, santo cielo, mi dite, secondo voi, che cosa è un francobollo difettoso, in quali pietose e disgraziate condizioni deve trovarsi un francobollo, prima di riuscire a farvi dire che, accidenti, sì, è proprio difettoso?

Queste certificazioni, e la sensibilità filatelica che su di essi prospera, le ritengo uno dei grandi “cancri” del collezionismo degli Antichi Stati.

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