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Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italiani

Tutto ciò che riguarda la filatelia degli antichi stati italiani (ASI)

Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mar set 26, 2017 2:15 pm

COMING SOON

"Un nuovo catalogo di vendita a prezzo netto incentrato sugli Antichi stati italiani con numerosi francobolli, sia nuovi sia usati, e lettere, con anche rarità di prima grandezza. Un’ampia offerta tra cui i collezionisti potranno trovare ciò che da tempo stanno cercando. Richiedete il catalogo gratuito".

(dal sito www.vaccari.it)

Vedremo ...

Piti.

p.s: a me basterebbe che ci fosse la metà di quel che c'era nell'ultima asta (che però, temo, abbia rappresentato un caso singolare, isolato).
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun ott 02, 2017 6:04 pm

Pitigrilli ha scritto:
Pitigrilli ha scritto:MENZIONE D’ONORE

... se la base era 100, la mia offerta massima 1.000, e l’aggiudicazione avviene a 150 o a 200, o comunque a un prezzo non troppo distante dalla base, allora avrò una ragionevole certezza sulla serietà della casa d’asta, nel dar corso alle condizioni di vendita dichiarate.

Queste case d’asta meritano a mio avvio una “menzione d’onore”, perché è giusto che si sappiano i nomi di coloro che lavorano con professionalità e correttezza.

Un nome posso farlo subito, per quanto sia ovvio: la Bolaffi.



Aggiungiamone un altro: FILSAM

Grandissima professionalità della casa sanmarinese!

Piti.


Mi fa piacere poter fare un altro nome: Laser Invest.

Questo mondo del commercio filatelico - in fin dei conti - non è così demoniaco, se si selezionano con un minimo di cura i propri interlocutori.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda biagio » lun ott 02, 2017 11:52 pm

Pitigrilli ha scritto:
Mi fa piacere poter fare un altro nome: Laser Invest.

Questo mondo del commercio filatelico - in fin dei conti - non è così demoniaco, se si selezionano con un minimo di cura i propri interlocutori.

Piti.


Confermo.
Anche qui aggiudicazione alla base con offerta al doppio.
Un francobollo in meno ma un sorriso in più......
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer ott 04, 2017 2:17 pm

TWITTER

Voglio sperare che la situazione osservata sui cataloghi Bolaffi e Toselli non sia rappresentativa dello stato generale dell'offerta di materiale degli Antichi Stati Italiani.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun ott 09, 2017 9:19 pm

PESCATA!

Non lo ripeterò mai abbastanza: il vero collezionista di Antichi Stati possiede più cataloghi, che francobolli. Senza i cataloghi del passato, … ma dove volete andare? Se non realizzate prima un censimento della popolazione, se non vi date la pena di una puntuale ricognizione dell’esistente, se procedete a tentoni, guidati dall’istinto o dalla sensazione del momento, … ma dove volete andare? Ma, soprattutto, dove sperate di arrivare? Sarete perennemente in balia della “ottima qualità” del primo commerciante che passa, del “così non lo ritrovi più” del primo e-bayer che vi prenderà a tiro, delle “rarità” sotto costo che a esser onesti dovrebbero costare ancora meno, e finirete fagocitati in un’orgia di aggettivazioni e superlativi, da cui vi sarà impossibile tirarvi fuori. I cataloghi del passato, per l’amor del cielo … i cataloghi del passato! Non c’è salvezza, all’infuori dei cataloghi del passato.

Sennonché, alcuni di questi cataloghi sono essi stessi ormai oggetti da collezione, e per di più anche parecchio rari, nel senso che è davvero difficile trovarli. Quelli di Renato Mondolfo, a esempio. I numeri 1, 8, 9 e 10 più o meno girano, ogni tanto si vedono, prima o poi capitano. Ma i numeri 2, 3, 4, 5, 6 e 7 … eh, quelli, … valli a pescare!

Ebbene, è con dichiarata soddisfazione che posso dire di … averli trovati, anzi “pescati”, e tutti in un sol colpo, tutti nella stessa rete, con un’unica tirata! Sono davvero contento, perché ora li posseggo tutti, dall’1 al 10 (non credo ce ne siano altri), e questa serie di cataloghi è per sé stessa, per l’appunto, uno splendido oggetto da collezione. Che, per inciso, val molto di più, anche in denari, di certi pezzi di sedicente “qualità selezionata” ...

Sono davvero felice e siccome l’appetito vien mangiando …

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun ott 16, 2017 2:13 pm

UNISCI I PUNTINI

Pitigrilli ha scritto:IL FASCINO DELL’EX

Il fascino dell’ex è il piacere sottile di possedere un oggetto che, oltre a soddisfarci per sé stesso, a esser conforme al nostro stile e al nostro gusto, è anche realmente appartenuto a un grande collezionista del passato.

... Questo è il fascino dell’ex. E checché se ne dica, fidatevi, nessun collezionista degli Antichi Stati ne è del tutto immune.


Pitigrilli ha scritto:PEDEMONTE

La “Pedemonte” è, a oggi, la più grande collezione di Antichi Stati di tutti i tempi e lo rimarrà anche in futuro, con ogni probabilità.


Pitigrilli ha scritto:MITI E REALTA’ DEL “FASCINO DELL’EX”

Se poi non riuscite neppure a capire che “tutti francobolli di alta qualità sono appartenuti a grandi collezionisti del passato” non garantisce l’alta qualità di un francobollo proveniente da una grande collezione del passato, allora rinunciate per sempre a capire anche “il fascino dell’ex”.


https://corinphila.ch/en/_auctions/&act ... all_lots=1

Quindi?

:D

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda ignotus » lun ott 16, 2017 3:03 pm

Guardate la collezione di Marco De Marchi come è ridotta in stato pietoso:

http://graficheincomune.comune.milano.i ... coDeMarchi

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun ott 16, 2017 4:59 pm

Caro Ignotus,
la "collezione De Marchi" è fatalmente figlia del suo tempo, come quasi ogni cosa. Chi ride più, oggi, davanti a un film di Totò? Chi indossa, oggi, pantaloni a zampa di elefante? Punk e paninari mi sembra si siano estinti, e si può andare avanti a lungo. Ogni cosa vive nel suo tempo, per diventare incomprensibile se trasportata in un'altra epoca. Questo è il destino di ogni cosa, anche della "De Marchi", che in aggiunta alla mannaia del tempo soffre anche - mi pare di capire - delle cortesi visite dei "predatori della rarità perduta", come li chiami tu, e di una modalità di presentazione sideralmente lontana dalla sensibilità odierna, dai gusti di oggi. A me, personalmente, è una collezione che emoziona poco, per tutti questi motivi.

La "Pedemonte", al contrario, mi sembra una collezione fuori dal tempo, incredibilmente resistente alle mode, alle tendenze, alle contingenze. I pezzi della "Pedemonte" sono sempre particolari, interessanti, si fanno sempre guardare, danno sempre occasione di discutere.

Questo tris "2 soldi+1 soldo+2 soldi" l'ho sempre trovato molto suggestivo ... peccato, però, per il margine dell'1 soldo ... :(

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda ignotus » mar ott 17, 2017 2:16 pm

Sinceramente credo che il De Marchi spendesse un patrimonio per francobolli e lettere ma...per il materiale dove inserire i suoi "gioiellini" fosse parecchio "parsimonioso". Credo che anche in quegli anni ci fossero in vendita copertine di cuoio marocchino o di pelle di capra di lusso nonchè fogli di carta di primissima qualità di filo di lino per inserire questi pezzi meravigliosi...le diciture poi inserite con un cartellino incollato poi magari con colla da falegname così e così. Anche allora esistevano macchine da scrivere con il carrello doppio per inserire diciture in modo decente. La raccolta De Marchi non è una collezione secondo me ma..."uno stock mal assemblato da un personaggio pieno di soldi troppo occupato in altre faccende" magari meritevoli. Se il comune di Milano riordinasse la raccolta inserendola in materiale di oggi forse verrebbe fuori qualcosa di meraviglioso...ma non sarebbe più la raccolta di De Marchi.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer ott 18, 2017 5:55 pm

ASTA CHE VAI, BANDITORE CHE TROVI – Ferrario

Il prossimo 13-14 dicembre, presso l’ormai tradizionale location milanese dell’Hotel de la Ville, andrà in scena la nuova ”Asta Ferrario”, l’ottava in tre anni; la serie storica di cataloghi è ormai sufficientemente estesa, da poter azzardare una previsione su quel che troveremo alla prossima, imminente tornata.

Non so se lo avete notato, ma non ci sono cataloghi d’asta delle stesse dimensioni fisiche di quelle di Ferrario. Più che cataloghi sembrano elenchi del telefono, per di più prodotti con cadenze infra-annuali. Abituato a guardare più cataloghi che francobolli, mi sento di azzardare una congettura, con un’allegoria: se la Filatelia fosse un acquario, allora l’asta Ferrario sarebbe … il pesce pulitore. La Ferrario – per quel che mi è dato di intuire – si fa il giro di tutti i commercianti italiani, facendosi consegnare tutto quel materiale che, per varie ragioni, è difficile da piazzare. Molto spesso si tratta di pezzi obiettivamente rari, anche se molto particolari – mi sembra di ricordare, tra i tantissimi, una striscia di tre dell’1 soldo n.11 di Toscana – e che fatalmente versano in condizioni qualitative modeste. Poi ci sono anche vere e autentiche rarità, anche se destinate a una platea estremamente ridotta, non tanto per un fatto di prezzo, quanto di specializzazione (penso al 20 bajocchi del Pontificio dell’ultima asta o all’esemplare da 10 grana di Sicilia sullo stereotipo del Provvisorio di Toscana), e per il quale non ha granché senso parlare di qualità. Più in generale, comunque, è tutto il materiale proposto a mostrare la corda sul generale stato di conservazione. Sono tutti pezzi che, nel migliore dei casi, una volta si sarebbero detti di “primina” o di “bella seconda scelta”.

Qui, però, devo fare i complimenti alla Ferrario, per il grande intuito nel cogliere la tendenza di mercato (altro invece è il giudizio sulla scelta di assecondarla). Anche il più distratto dei collezionisti realizza ben presto la cosiddetta “parabola della qualità”, argomento nodale, che ho discusso nei post iniziali, e che può riassumersi in poche righe: la relazione prezzo/qualità è altamente non-lineare, piccole variazioni di qualità implicano grandi variazioni di prezzo. Cosa sta accadendo, oggi? Sta accadendo che moltissimi collezionisti, proprio per questa alta sensibilità del prezzo alla qualità, hanno scelto – non saprei dire quanto consapevolmente – di scendere uno o più gradini in qualità, visto il beneficio più che proporzionale che ne traggono in termini di riduzione della spesa. Quella che un tempo si chiamava “prima scelta” o “ottima prima scelta” o “bella qualità”, oggi non interessa più nessuno, tanto più che con un bel gioco di prestigio questi stessi termini sono oggi utilizzati per etichettare quello che, una volta, si sarebbe chiamato “seconda scelta” o “bella seconda scelta”.

Il drammatico eccesso di offerta – il fatto che tra un po’ ci saranno più commercianti che collezionisti, anche perché grazie alla tecnologia sempre più collezionisti coltivano velleità commerciali più o meno pronunciate – ha prodotto uno “spazio vuoto”. C’è una frangia di collezionisti che insegue la qualità estrema, i pezzi lusso, d’amatore, che conosce molto bene, anche perché per lo più schedati; e c’è una frangia che è felice di riempire l’album di pezzi nominalmente importanti – come può essere un 2 soldi di Toscana – con una spesa decisamente modesta, e pazienza se il pezzo e quel che è, ché tanto sempre di un 2 soldi di Toscana si tratta. L’autentica, vera, genuina “prima scelta”, la “bella qualità”, non la vuole più nessuno.

La Ferrario lo ha capito perfettamente e i suoi cataloghi sembrano per l’appunto assemblati per rispondere a questa (crescente?) fetta di mercato. Poi, chiaro, a tirar su la rete con migliaia di materiale, capita di incappare in qualcosa di bello e particolare – un annetto fa, a esempio, passo un bellissimo ½ grano di Sicilia, ex Scilla e Cariddi –, ma è per lo più una cosa casuale, fortuita, non voluta, figlia dei grandi numeri.

Non nutro grandi aspettative, sinceramente; devo ammettere, però, che mi dà sempre un certo piacere consultare i loro cataloghi.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven ott 20, 2017 10:48 am

“PRIMO GIORNO”

Non saprei dire come funzionasse il commercio di francobolli in passato, quale fosse cioè la “filiera produttiva” che alimentava la compravendita di questi oggetti. Qualunque fosse la dinamica che portava a passaggi di mano, consentendo un profitto all’intermediario, il meccanismo beneficiava senz’altro della lentezza, di contatti rarefatti, di informazioni parziali e frammentate. Un commerciante poteva acquistare in asta un certo pezzo e, in tempi brevi o brevissimi, rivenderlo a un collezionista ignaro che il giorno prima quel pezzo era stato pagato magari due, tre, cinque o dieci volte meno. L’avvento della tecnologia ha azzerato molte delle asimmetrie informative, ha reso il collezionista più attento, lo ha messo in condizioni di “calcolare”, di confrontare rapidamente costi e opportunità delle sue scelte. Questo, per i commercianti, ha rappresentato un problema. Non si può più comprare in asta il giorno prima e rivendere il giorno dopo, perché il collezionista ha ormai il quadro completo delle aste di tutto il mondo, e sa bene, perciò, che quel pezzo offerto oggi in Italia a 100, soltanto ieri è stato battuto a 20, in Svizzera, a Londra o in America. Non si può più fare “business as usual”.

O forse sì.

Nemmeno tre anni fa, alla David Feldman di Ginevra, passavano non una ma ben due lettere “primo giorno” di Napoli – annullo del 2 gennaio 1858 –, una andata invenduta, l’altra aggiudicata in un intorno della base, o forse proprio alla base, sui 5.000 euro (più diritti).

Oggi, a nemmeno tre anni di distanza, quella lettera viene offerta in un “dépliant Zanaria” (oh, quanta nostalgia dei … cataloghi!) sotto la sigla “PaR”, Prezzo a Richiesta, comunicato personalmente solo a chi realmente interessato (e spesso solo verbalmente, niente di scritto, niente comunicazioni e-mail, insomma), e se dovessi azzardare una stima (per difetto) direi che l’aggiudicazione in asta va moltiplicata almeno per tre o quattro volte.

Rimango perplesso, almeno in parte. Da un lato, è vero, l’acquisto in asta è sempre un “rischio”, perché tutta la faccenda è altamente “spersonalizzata”, e se incappi in un errore di valutazione sono affari tuoi; sapere che una grande casa filatelica come Zanaria ha preso in carico quel pezzo, inserendolo nello stock, è un fattore che dovrebbe tranquillizzare, ed è giusto che la professionalità e l’imprenditorialità di un commerciante filatelico di lungo corso sia adeguatamente remunerata. D’altro canto, però, rimane psicologicamente difficile accettare di dover pagare tre, quattro, cinque, sei volte di più una cosa che ieri – ieri, per l’amor del cielo, solo ieri, … non dieci anni fa! – è stata comprata a tre, quattro, cinque, sei volte meno. Ci si sente un po’ stupidi, anche a voler riconoscere il giusto valore all’intermediario interpostosi tra banditore d’asta e collezionista.

Parlavo, tempo fa, con un commerciante che stigmatizzava la recente gestione della Italphil di un’importante collezione di Sicilia (parliamo dei cataloghi d’asta pubblicati prima dell’estate). Tutto quel materiale, con molte cose di pregio, anche se non tutte perfettamente integre, buttato così, in faccia a una platea indistinta – e per lo più di semplici curiosi – aveva di fatto, diceva, “messo in fuorigioco i commercianti”. Il risultato è per certi versi paradossale, simile alla situazione che si crea nel “dilemma del prigioniero”: ogni singolo attore, guidato dal suo egoistico interesse personale, prende scelte per lui “ottime” su base individuale, ma “disastrose” in aggregato, quando quelle “ottimalità” individuali si vanno a comporre nel quadro “collettivo”. Il collezionista magari non compra, perché timoroso di un acquisto diretto in asta, ma d’altra parte non acquisterebbe neppure dal commerciante che si fosse esposto in prima persona (per la riluttanza a pagargli un multiplo dell’aggiudicazione), e il commerciante, sapendo come ragiona il collezionista, non acquista nemmeno lui, per non restare con un pezzo in stock che non sa se e quando venderà. L’esito è una quota di invenduti (e di collezionisti insoddisfatti) significativamente superiore a quella che si sarebbe avuta se tutti avessero accettato un “piccolo sacrificio immediato” nella prospettiva di “un grande beneficio appena un po’ più differito nel tempo”.

Ma tant’è. Noi, ormai, viviamo e ragioniamo nel “qui e ora”, come se un domani non esistesse. E si che il Sommo ci aveva messo in guardia:

Or tu chi se', che vuo' sedere a scranna,
per giudicar di lungi mille miglia
con la veduta corta d’una spanna?
”.

Ma tant’è, viviamo in questo mondo e, personalmente, diffido molto di chi ha la pretesa di cambiarlo. In quest’ordine di idee, allora, vorrei segnalare che prossimamente, da Corinphila (rinomata casa d'aste svizzera), sarà offerta una bellissima “primo giorno” di Napoli, con una base di partenza davvero allettante. Il pezzo è veramente bello non solo sul piano “tecnico” (il timbro “2 gen” è impresso molto bene, in modo davvero forte e nitido, rispetto ad altre lettere analoghe), ma anche per la sua “provenienza” (e non mi riferisco solo alle pur autorevoli certificazioni, ma proprio alla sua storia), tutte cose che dovrebbero parecchio tranquillizzare il potenziale acquirente.

https://corinphila.ch/en/_auctions/&act ... all_lots=1

Io, potendo, ne approfitterei …

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven ott 20, 2017 11:00 am

Pitigrilli ha scritto:PESCATA!

... alcuni di questi cataloghi sono essi stessi ormai oggetti da collezione, e per di più anche parecchio rari, nel senso che è davvero difficile trovarli. Quelli di Renato Mondolfo, a esempio. I numeri 1, 8, 9 e 10 più o meno girano, ogni tanto si vedono, prima o poi capitano. Ma i numeri 2, 3, 4, 5, 6 e 7 … eh, quelli, … valli a pescare!


Ve lo ricordate?

https://www.youtube.com/watch?v=AJ8AVm2t6NI

A me non fa mai smettere di ridere, per quante volte l'abbia guardato ... ridere_di_gusto

E allora, ... questo "è culo", caro il mio Pitigrilli, vero autentico "culo", niente classe, solo "culo" ... "culo" allo stato puro ...

Catturato pure il catalogo di Mondolfo numero 11!

Questo sì che è "culo" ! :D

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