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Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italiani

Tutto ciò che riguarda la filatelia degli antichi stati italiani (ASI)

Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda vikingo68 » mar mag 09, 2017 10:19 am

Ciao Piti, Vaccari purtroppo non è paragonabile alla moltitudine di venditori, professionali o privati, è un eccellenza non la norma, bravo lui a costruire un azienda seria improntata alla giusta descrizione della qualità ed il giusto prezzo.

Le loro aste poi partono sempre da basi umane e il loro catalogo è distribuito capillarmente ad un pubblico interessato e al quale arriva normalmente con un congruo anticipo, da qui i buonissimi risultati che sempre realizza, spesso con rialzi di tutto rispetto.

Certo da lui le pescate sono più difficili ma i soldi spesi sono quasi sempre al sicuro.

Saluti, Carlo. ciao
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La mia Storia Postale Regno Sardegna e Italia: http://sdrv.ms/YJhIYN http://sdrv.ms/16fWaII

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 10, 2017 4:36 pm

MALEDETTE ASTE! - nota a margine dell'asta Vaccari

Non amo le aste, penso si sia capito, anzi le detesto. Preferisco pagare un francobollo il doppio, il triplo, il quadruplo, il quintuplo, ma prendermi i miei tempi, le mie pause, le mie riflessioni, far giungere la mia valutazione a piena maturazione. Tanto più, poi, che per i lotti di mio interesse mi trovo obbligato - come minimo - a offrire da tre a quattro volte le basi, e a volte nemmeno con offerte pari a cinque o sei volte riesco a portare a casa ciò che desidero. Tanto vale, allora, affidarsi a un commerciante "old style", visto che il costo finale non se ne discosta poi tanto, e avere almeno tutte le piacevolezze di un rapporto personalizzato, individuale, non all'ingrosso o standardizzato.

A volte, però, all'asta sei costretto a parteciparci, tuo malgrado. Quando a esempio passano pezzi che ti rendi conto non rivedrai più, se li lasci andare. E allora inizia il gran travaglio, che può riassumersi in uno slogan: risolutezza nell'azione. Questo è l'asta. Asta vuol dire essere risoluti. Asta vuol dire essere rapidi a decidere e ad agire, non su una, ma su due dimensioni, con complicazioni che crescono più che proporzionalmente. Devi decidere cosa battere, cioè su quali lotti esporti, e per quanto, cioè fino a che punto difenderli. E devi stabilirlo in fretta, perché non c'è tempo per fare un ragionamento completo, sottoporlo a verifica, farlo sedimentare, scovarne incongruenze più o meno gravi (e in genere tanto più gravi quanto meno evidenti), persuaderti della sua validità.

Quando partecipi a un'asta vai incontro a quelli che gli statistici chiamano errori di I° e II° specie, rispettivamente l'eventualità di rigettare un'ipotesi vera e di accettare un'ipotesi falsa, fuor di analogia la possibilità di incappare in un acquisto sbagliato e di lasciarsi sfuggire l'acquisto giusto. Nel tempo, ho imparato a tutelarmi da questi due tipi di errore con una strategia di difesa estrema: quando in asta ci sono più cose di mio interesse, più che a una selezione, procedo a uno sterminio: alla fine, come Highlander, ne deve rimanere solo una; solo su un lotto, e al massimo due, ma mai oltre, devono essere concentrate tutte le mie attenzioni e le mie forze (economiche). Non c'è altro modo, e sinora, devo dire, il bilancio è tendenzialmente positivo, la strategia ha "pagato".

Ma con questa asta Vaccari sono saltati tutti gli schemi. In quest'asta Vaccari c'era una quantità di materiale di mio interesse fuori dall'ordinario, mai visto un catalogo così denso di cose a me congeniali, da quando ho ricominciato a collezionare. Lo sterminio a cui ho dovuto sottoporre i vari lotti non mi ha mai provocato fitte di dolore così intense, come in questo caso. E non è tutto, ché il vero dramma deve ancora arrivare.

Dopo aver depennato di tutto e di più, alla fine della mia strage filatelica, sapete in quanti sono sopravvissuti? In quattro! Quattro lotti! Una cosa mai successa prima. Questo ha reso maledettamente complicata la seconda fase, quella in cui dovevo capire quanto battagliare su ogni lotto. Certo, mi direte, se li volevo a ogni costo, avrei potuto chiedere di partecipare telefonicamente (come hanno fatto in tanti) e difendere i "miei" lotti sino allo stremo, fino all'ultimo scatto. Troppo lungo, qui, spiegare perché non l'ho fatto (magari ci ritornerò). Ho preferito mettermi a tavolino, ragionare per quanto era possibile ragionare, scrivere dei prezzi massimi di difesa, inviare l'offerta e rimanere in posizione di attesa.

Risultato: 4 offerte, 3 aggiudicazioni.

Passata l'ansia da prestazione pre-asta, però, ho riacquistato lucidità e, sebbene non ami molto l'uso delle "emoticon", questa volta non trovo niente di meglio per esprimere il mio stato d'animo: sono_arrabbiato sono_arrabbiato sono_arrabbiato sono_arrabbiato sono_arrabbiato sono_arrabbiato

Ma come posso essere stato così stupido? Ma dove l'avevo la testa? Che errore micidiale! E non è manco la prima volta che ci casco! Come ho potuto offrire soltanto 2,5 la base, per quel lotto? Quel lotto andava difeso almeno fino a 4 volte la base, forse fino a 5. Che nervi! E', questa, una delle maledizioni dell'asta: il piacere che provi nell'aggiudicarti un lotto è minimo rispetto al dolore che senti quando ti scappa via. E permettetemi un'altra faccina ... furioso_come_un_cavernicolo furioso_come_un_cavernicolo

Il dramma, come sempre in questi casi, è che il lotto ormai è andato, chissà dove, e ci vorranno forse altri trent'anni per rivederlo ...

Spero solo che a me ne servano di meno per sbollire ....

Piti.
Ultima modifica di Pitigrilli il lun mag 22, 2017 12:09 pm, modificato 1 volta in totale.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 10, 2017 4:54 pm

Pitigrilli ha scritto:LE DUE SORELLE AZZURRE – seconda parte

Non ho mai recensito ”Trinacrie primo giorno” su giornale


Rettifico.

La "Trinacria primo giorno" su giornale esiste, è censita nel Sassone tra le maggiori rarità della Dittatura e Luogotenenza, e si trova nella collezione Imperato.

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 11, 2017 8:49 am

STRANE ASTE - nota a margine sulla prossima asta Italphil

Questa è la regola

Pitigrilli ha scritto: Primo, le aste rappresentano oggidì la forma di vendita, più che prevalente, quasi esclusiva: tutti si son messi a fare aste, anche quelle case filateliche che, per tradizione e tipologia di clientela, sembravano culturalmente distanti da questa modalità commerciale. Secondo, i prezzi spuntati in asta sono in media molto più bassi di quelli pretesi nelle ormai ben rare e vendite a prezzi netti, che tendono pertanto esser snobbate da una quota crescente di collezionisti, con ciò alimentando la spirale della loro scomparsa.


che come ogni regola empirica finisce prima o poi per conoscere la sua eccezione, perché tutto ciò che proviene dalla realtà, dalla realtà può anche esser smentito:

http://www.italphil.org/it/asta-0282/as ... atelia.asp

Sulla Italphil mi esprimevo così:

Pitigrilli ha scritto:Propone con sistematicità materiale in media interessante, a prezzi altrettanto interessati, rispettosi della logica dell’asta [...]. Quando intermedia pezzi di una certa importanza o qualità, alza il tiro, e ha la forza e l’intelligenza di capire se e fino a quando certe basi devono essere difese, a costo di far restare il lotto invenduto per diverse tornate. [...]. È per certi aspetti un ibrido molto ben riuscito tra il commerciante “old-style” e il banditore d’asta.


Lascio perciò alla vostra sensibilità capire quanto mi abbia sorpreso l'imminente proposta di vendita della casa d'asta romana.

La prossima asta Italphil, non solo non è un'asta, ma non è neppure una vendita a prezzi netti; assomiglia piuttosto al libriccino dei desideri del conferente; dire che le basi d'asta sono alte, o mal calibrate, o starate, non è corretto, perché non rende l'idea; le basi d'asta sono completamente fuori da ogni logica, prima ancora che fuori mercato.

Un conto è alzare un po' il tiro quando si è in presenza di materiale particolare, provare giustamente a difendere certi pezzi che non si vedono ogni giorno, o fare "selezione all'ingresso" per cose destinate a una élite di collezionisti capaci di capire e apprezzare certi oggetti; altro, ben altro, è violare così smaccatamente le regole del gioco; è come se la Juventus, invece di giocare al suo solito in 12 contro 11, con un omino vestito di nero mascherato da arbitro, che in realtà è l'uomo ovunque della squadra bianconera, invece di far questo, a cui siamo ormai tutti abituati, decidesse di scendere in campo direttamente con 22 giocatori anziché con 11 (più uno mascherato) e volesse perciò giocare proprio così: 22 contro 11, il doppio contrapposto alla metà.

Vorrei dare alcuni riferimenti precisi.

Anni fa, alla Spink, passò un'eccezionale collezione di Sicilia, che conteneva diverse lettere col 50 grana, molto belle e fascinose, con affrancature più o meno composite con altri valori, e alcune di qualità notevolissima; le basi d'asta - vado a memoria, ma non credo di sbagliarmi - oscillavano tra i 15.000 e i 20.000 euro; ora, dalla Italphil, viene proposta una lettera col 50 grana a 45.000 euro, più commissioni.

Altro dato. Un bel 50 grana sciolto usato difficilmente supera i 4000 euro da un commerciante "old style" e in asta è usuale vederlo partire tra i 1000 e i 2000 euro; la Italphil ne chiede 4.500 più diritti, per un esemplare obiettivamente del tutto normale.

E si potrebbe andare avanti, con diversi altri esempi, ma credo di aver già reso l'idea.
Non capisco, sinceramente.
Anche se, come al solito, sarà poi il martelletto del banditore ad avere l'ultima parola.

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 11, 2017 11:00 am

http://www.toselli.com/it/asta-0105/lot ... aliani.asp

http://www.italphil.org/it/asta-0282/an ... lia-22.asp

Ora, per carità, io sono il primo a dire che la qualità è tutta e solo una questione di amore per i dettagli, e che i dettagli si pagano, e che si pagano in maniera più che proporzionale, altamente non-lineare, per cui piccoli cambiamenti in qualità inducono grandi cambiamenti di prezzo.

Non è certo a me che devono essere spiegate certe cose. Però, insomma ...

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 11, 2017 11:50 am

L'occasione è favorevole anche per ribadire un punto in precedenza solo accennato. Chi partecipa a un'asta non lo fa solo e esclusivamente, o almeno non necessariamente, per "pagare meno". Chi partecipa a un'asta, a volte, vuol proprio vedere "scorrere il sangue", perché solo allora si sente realmente appagato.

Dietro a una stessa identica spesa per uno stesso identico francobollo possono celarsi sensazioni psicologiche molto diverse. Un conto è spendere 1.000 euro, per comprare un francobollo da un commerciante che chiede quella cifra, e, in ultima istanza, prendere o lasciare. Ben altro è spendere 1.000 euro per comprare lo stesso identico francobollo in un'asta dove partiva da 100 euro e, rilancio dopo rilancio, si è arrivati a 1.000. Sempre 1.000 euro sono usciti, sempre lo stesso francobollo si possiede, ma ... quale enorme differenza percettiva tra le due situazioni! La seconda, indubbiamente, dà molto più compiacimento, soddisfa immensamente di più, almeno in generale.

Se l'asta diventa una vendita a prezzi netti (e che prezzi netti!), se il gioco dei rilanci viene soffocato, se lo si inibisce del tutto, allora, di là dell'aspetto meramente monetario, viene proprio meno il piacere della "spalettata".

Non so, resto piuttosto perplesso. Però, ripeto, qui come altrove, il martelletto del banditore avrà l'ultima parola.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun mag 15, 2017 2:59 pm

DUE

I realizzi più sorprendenti da Vaccari hanno riguardato due lotti del Pontificio, entrambi ex collezione Rothschild, passati da una base di un centinaio di euro a un realizzo di diverse migliaia (circa 30 volte la base); la cosa è interessante, perché aiuta a chiarire quanto labili siano i concetti di domanda, offerta e valore.

Una caratteristica basilare di un ambiente di negoziazione è lo “spessore”. Che cos’è un “mercato spesso”? La faccio semplice in modo abominevole, e me ne scuso con chi ha anche solo qualche rudimento della materia, ma qui serve intendersi alla buona. Un mercato è tanto più “spesso” quanta più gente vi prende parte. Lo “spessore” del mercato è chiaramente una caratteristica auspicabile, perché quanto più intenso è il via-vai di acquirenti e venditori tanto più il prezzo è “attendibile”, riassumendo le preferenze e le opinioni di una moltitudine di soggetti, che a quel prezzo realizzano scambi. In finanza, a parte i tradizionali mercati delle azioni e delle obbligazioni, una delle domande più ricorrenti degli operatori quando si spostano su circuiti meno conosciuti è: “quanti e chi sono i ’contributori’?”. Vogliono cioè sapere i nomi dei principali player che operano sul mercato, per capire quanto si possono “fidare” del prezzo che leggono sulla schermata di Bloomberg.

Ve li immaginate questi signori alle prese col nostro mercato filatelico? Quanti sono i ’contributori’? In quanti avranno operato, all’inizio, su quei lotti del Pontificio? In dieci? In quindici? Toh, diciamo pure in venti, o anche in cinquanta, se vi fa più piacere. E in quanti saranno rimasti, dopo che la base ha triplicato? In cinque? In dieci? Per me non di più. E una volta toccata la soglia psicologica dei 1.000 euro, chi è restato ad alzare la paletta? Forse in due o in tre. Sono solo supposizioni, ma non credo di andare lontano dagli effettivi ordini di grandezza. E quei tre, dopo qualche scatto ulteriore, saranno rimasti in due, a palleggiarsi i lotti rialzo dopo rialzo, ognuno sperando che l’altro si stancasse. Poi, il martelletto ha l’ultima parola, ma … quanti sono i ’contributori’? Due! E saranno sempre due, gli ultimi due che sono rimasti, gli unici due disposti a spingersi nell’intorno di quel prezzo. Solo loro due, e nessun altro. Che ne è allora della “domanda” e della “offerta”, che in una visione più infantile che scolastica sarebbero sospinte da migliaia di collezionisti desiderosi di acquistare e vendere, dando “certezza” al prezzo di scambio? Quanti sono i ’contributori’? Due, sempre e solo due, il numero minimo affinché si crei uno scambio. Altro che “spessore”, questo è un mercato sottiletta!

Ecco perché in filatelia – e nell’antiquariato in genere – i concetti di “prezzo” e “valore” sono ambigui, sfuggenti, fumosi, vaghi, inafferrabili, effimeri, fatui. Se chi ha battuto i due lotti del Pontificio fino al penultimo scatto dovesse smettere o dedicarsi ad altro, l’aggiudicatario si scoprirà il solo a esser disposto a spingersi sino a quella vetta. Non deve essere una sensazione piacevolissima. Il tutto sta nel credere che nell’ordinario fluire delle cose, per ogni collezionista del penultimo scatto che esce dal giro, ce ne sarà uno pronto a subentrare, o magari due o tre, chissà, e magari più agguerriti e vogliosi del fuoriuscito. Il mercato rimane “sottile”, com’è per sua natura, ma non scompare, e il prezzo continuerà a viaggiare su quei livelli, sebbene nel perenne equilibrio dell’acrobata sul filo sospeso in aria. La scommessa è che sempre si troverà nel mondo qualcun altro, almeno uno, che la pensa come noi, capace di apprezzare certi oggetti come facciamo noi, e disposto come noi a cimentarsi nel nostro stesso sforzo per averli, se non addirittura in uno maggiore. È una scommessa coraggiosa, perché se anche fosse vinta sul piano del principio – c’è effettivamente qualcuno che brama quell’oggetto come noi – non è poi detto che lo sia sul piano pratico, per la naturale tendenza di ogni collezionista, non dico a pagare le cose il meno possibile, ma almeno a cercare spazi e margini per limature di prezzo più o meno consistenti.

Dietro certe compravendite c’è passione, sentimento, tormento, c’è molta “irrazionalità”, talvolta esacerbata da elementi contingenti, e perciò non è mai facile tirare le fila del ragionamento che ha portato alla decisione di acquisto (e di vendita). In compenso, a controbilanciare quella che nell’auction theory si chiama “maledizione del vincitore”, c’è spesso la piena consapevolezza di avere nell’album un oggetto unico e irripetibile, particolarissimo, con una sua “personalità”, per cui se si trova un altro amatore bene, e altrimenti meglio, ché continueremo noi a godercelo, senza mai stancarcene, nella consapevolezza che il (mancato) possesso di certi oggetti sarà (per gli altri) fonte perenne di un’invidia corrosiva: ”io ce l’ho … e tu no!” è il sentimento più perfido e sublime che un collezionista può provare.

Inseguite questo sentimento e sarete comunque vincenti, perché il collezionismo è primariamente un gioco di psicologia, e solo in subordine di denari. Inseguite questo sentimento e avrete la meglio a prescindere, qualunque sia il bilancio del dare e dell’avere.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun mag 15, 2017 3:02 pm

TRE

Voglio raccontarvi un fatto realmente accaduto, a testimonianza di quanto sia inutile incaponirsi con le quotazioni dei cataloghi, i realizzi delle aste, i valori di mercato, e i prezzi equi, per i francobolli degli Antichi Stati, per certi francobolli degli Antichi Stati.

Qualche anno fa, su uno dei più celebri palcoscenici delle aste italiane, passò un pezzo piuttosto famoso, uno di quelli con un bel pedigree, come piace a un certo genere di collezionisti. Non uno, ma addirittura due di loro, non se ne accorsero. O meglio sarebbe dire che se ne accorsero, anche se sul momento non gli prestarono attenzione, non ebbero cioè la necessaria risolutezza. Il lotto fu aggiudicato a un prezzo non banale, che però rimaneva conveniente. Tanto conveniente che uno di quei due “sbadati”, quando lo rivide in mano a un privato collezionista, poco più di un anno dopo, trovò ancora soddisfacente pagare oltre il 50% in più rispetto all’aggiudicazione in asta, pur di entrarne in possesso. E l’altro “sbadato”, trascorso un altro anno, giudicò ancora conveniente riacquistarlo dal primo “sbadato”, offrendogli un’ulteriore maggiorazione, rispetto a un prezzo già aumentato del 50%.

Ancora una volta, che ne è di “domanda”, “offerta”, “razionalità” e “prezzo di mercato”? Ma quale mercato, quale offerta, quale domanda! Ci sono tre persone che si scambiano tra loro un oggetto, senza troppo sottilizzare su quanto l’ha pagato l’uno, su quanto lo sta rivendendo l’altro. Punto, non c’è altro. È solo la piena e totale consapevolezza dell’importanza dell’oggetto acquisito a giustificare ciò che, altrimenti, apparirebbe una pura follia (e pazienza, perciò, se in asta è andato via a X, e lo si è dovuto invece pagare Y, passando per Z, ché il “carpe diem” è un’arte complicata, e meno male anzi che quel “diem” si è ripresentato, senza attendere un altro paio di decenni).

Attenzione, però, ad assecondare impunemente i propri incerti e mutabili gusti. “Colleziono per me”, dicono in molti, “solo per il mio piacere”. Prima o poi, però, avvertono il desiderio di vendere. Che ne è ora del loro piacere? È svanito, come le goccioline di umidità sul parabrezza, al primo colpo di tergicristallo. Ora vogliono solo monetizzare, per riprendersi almeno quanto hanno speso, per rientrare almeno del nominale. Già, ma “il mercato” – uh, che parolone! – è sempre fatto al più di tre persone, e una di quelle è proprio il collezionista che ora vuol vendere. Dove sono gli altri due? Boh! Valli a trovare, se ne sei capace. E siccome non se n’è capaci, ci si rivolge a una casa d’asta, che si spera abbia un bacino di contatti più ampio del nostro. Vero, tecnicamente vero, ma in quei cento o mille contatti della casa d’asta non è detto che vi siano quei due come noi, e che per noi sono e esauriscono “il mercato”. Che ci importa, infatti, delle decine o delle centinaia di altri collezionisti disposti a pagare la metà o addirittura meno di quel che abbiamo pagato noi? Noi vogliamo solo quei due come noi, disposti ora, come noi all’epoca, almeno al nostro stesso sforzo. Vogliamo, cerchiamo, quei due spiriti affini, e non solo per un mero fatto economico. Vogliamo, cerchiamo, quei due spiriti affini, per non sentirci soli. Anche il collezionista, a modo suo, è un’animale sociale. Saranno, quei due, tra le centinaia di collezionisti che riceveranno il catalogo d’asta? Io non ci farei troppo affidamento, se l’inevitabile “irrazionalità” di certi acquisiti non ha trovato all’epoca un elemento di bilanciamento, non dico propriamente “razionale”, ma almeno “sentimentale”.

Quando comprate un francobollo degli Antichi Stati non dovete guardare solo al piacere immediato che vi procura; sforzatevi anche di immaginare il dolore che provereste, se mai dovreste privarvene; questo è il vero test; se già al momento dell’acquisto sentite che potreste cederlo senza provare un particolare dispiacere, lasciatelo senz’altro dov’è, perché non è il francobollo adatto a voi, perché vuol dire che non vi mette nello stato d’animo del “io ce l’ho … e tu no!”, che è l’unica rete di protezione rispetto a quel prezzo oscillante sul filo teso dell’equilibrista.

Sentitevi “forti” del materiale che possedete, vogliategli bene, perché se voi per primi non amate i vostri francobolli, come potete sperare che lo faranno gli altri? Ma se invece li difenderete, se sareste in uno stato d’animo che ve li farà percepire come qualcosa di delicato e prezioso, e perciò da proteggere, allora, garantito, saranno gli altri a venirvi a cercare, il più delle volte ricevendo in risposta un educato ma fermo “no grazie, non ora, ma ti chiamo, se mai decido di vendere …”.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mar mag 16, 2017 10:28 am

VITTI NA CROZZA SUPRA LU CANNUNI

Il sesto giorno Dio compì la sua opera e lieto di averla creata tanto bella prese la terra tra le mani e la baciò: là dove pose le sue labbra è la Sicilia
(Renzo Barbera)

La Sicilia! Questa terra “che tra tante meraviglie, tra limoni e tra conchiglie …”, come recitava una bella canzone a un festival di Sanremo di alcuni anni fa.

Le isole, tutte le isole, hanno per sé un fascino, un incanto, che mancano ai territori destinati a toccarsi tra loro. Le isole esercitano la seduzione propria di ogni espressione di orgogliosa indipendenza, di austero distacco. Mare, soltanto mare, da nord a sud, da est a ovest. Ovunque ti giri vedi un mare “immenso e geloso” – parole di Pirandello – che tra le sue acque custodisce e protegge i suoi tesori più preziosi. Un senso di appagamento pervasivo e totale. Su un’isola non ci sono confini da difendere, né territori adiacenti da conquistare, un’isola non si estende né si restringe, al più si sposta, ma sempre tutta intera. Le isole sono fatte così, d’un sol pezzo, come i suoi abitanti, da prendere per intero o da lasciare andare, tutto o niente, senza mediazioni.

E poi la Sicilia, tra le isole la più incantevole, a iniziare dalla sua forma, così particolare e suggestiva, con quella beffarda collocazione geografica, a “un ponte” di distanza dalla terraferma, e con quel dialetto così marcato e caratteristico, tanto facilmente riconoscibile quanto fieramente impenetrabile per chi sta al di là del faro, per i “continentali”, che spesso accomunano in un sol accento – il siciliano – una ricca molteplicità di sfumature – palermitano, catenese, ragusano messinese – percepibili solo a chi sull’isola c’è nato, solo a chi ovunque sia nel mondo, ovunque la vita lo abbia portato, sente di stare sempre al di qua del faro, perché “io sono nato in Sicilia e lì l’uomo nasce isola nell’isola e rimane tale fino alla morte, anche vivendo lontano dall’aspra terra natìa”, ancora una volta con le parole di Pirandello.

La Sicilia, la più grande isola del mediterraneo, da sempre aspramente contesa. Angioini e Aragonesi, Spagnoli, Savoia e Austriaci, poi i Borboni e Garibaldi, e il resto è storia, una storia, che parte da lontano, che affonda le radici in epoche così remote da fuoriuscire persino dai libri più comuni. La Sicilia è una favola raccontata da ellenici, romani, arabi, normanni, tutti popoli passionali che l’hanno marchiata, che sull’isola hanno lasciato un’impronta, non solo fisica.

La Sicilia sono le barche attraccate al molo, le reti dei pescatori, il porto, il faro, il traghetto. La Sicilia è il mare che vedi dalla cima dell’Etna e l'Etna ammirata dalla riva del mare. La Sicilia sono i seltz-limone-e-sale nei chioschi per le vie del centro. La Sicilia è il derby Catania-Palermo, sono tre siciliane in A contemporaneamente, è il Licata in serie B, è il Catania che vince 3 a 1, in rimonta, sotto la pioggia, contro l’Inter del “Triplete”. La Sicilia sono i falò sulla spiaggia la notte di ferragosto, il primo bagno il 25 aprile e l’ultimo il 25 ottobre, la Sicilia è una primavera lunghissima e un’estate ancor più calda, la Sicilia è un autunno inesistente e un inverno che sembra autunno. La Sicilia è l’Opera dei Pupi, la Sicilia sono “i morti” che per ognissanti lasciano ai bambini i loro doni.

La Sicilia è Taormina, sono le barche per l’Isola Bella e la Grotta Azzurra, la Sicilia è la Valle dei Templi di Agrigento e la Cattedrale di Palermo. La Sicilia sono Sant’Agata e Santa Rosalia, ma la Sicilia è anche la mitologia del Liotro e dei faraglioni scagliati a Ulisse dal Ciclope Polifemo. La Sicilia è la colazione con la granita e la brioche, sono gli arancini, le cartocciate, il pistacchio, il vino e la cassata, sono le arance, i limoni e i mandarini. La Sicilia è un pranzo di pesce con vista sul mare, mai prima delle due e mezzo. La Sicilia è la siesta, dopo il pranzo.

La Sicilia è “chi spacchiu talii?”, “annacati!”, “ma cu mu fici fari?”. La Sicilia è “u scrusciu du mari” e “u pani cunzatu”. La Sicilia sono parole eminentemente siciliane – “mizzica”, “liscia”, “camurria”, “piscariare” e tante altre – che se provi a tradurle non ne renderai mai il senso profondo, e men che meno la magia. La Sicilia è l’organo sessuale femminile chiamato al maschile (il “pacchio” a Catania, lo “sticchio” a Palermo) e quello maschile declinato al femminile (la “minchia” un po’ ovunque). La Sicilia è negare ogni distinzione tra verbi transitivi e intransitivi. La Sicilia è dire “scendimi l’accappatoio” o “esci la macchina”, senza avvertire stranezze fonetiche, perché - ovvio - se l’accappatoio è al piano superiore bisogna scenderlo a quello inferiore, e se la macchina è nel garage bisognerà tirarla fuori, uscirla per l'appunto. La Sicilia è un uso un po' curioso delle congiunzioni temporali (“Turi è morto!”, “Mi spiace, ma ... mentre, quanti anni aveva?”), è un coniugare invariabilmente al passato remoto (“Lo sei andato a trovare”, “Si, ... ci andai ... ieri!), è mostrarsi parecchio disinvolto per tutto il resto (ci andiamo sentendo, allora, va bene?”).

La Sicilia sono Pirandello, Sciascia, Quasimodo, Verga, Camilleri, Battiato, Tornatore, Guttuso, ma sono anche Pino Caruso, Leo Gullotta, Pippo Baudo, i Denovo, Gerardina Trovato, Carmen Consoli, Mariagrazia Cucinotta, Lando Buzzanca, Fiorello e Ficarra e Picone. La Sicilia è il Gattopardo. La Sicilia sono i siciliani, che non possono migliorare perché si credono perfetti, perché la loro vanità è più grande della loro miseria. La Sicilia è Catania, Palermo, Messina, Caltanissetta, Enna, Trapani, Ragusa e Agrigento ma è anche Sampieri, Cava d’Aliga, Donnalucata e Cefalù. La Sicilia sono gli acesi delle nove Aci e la loro leggenda. La Sicilia è l’estasi di Federico II di Svevia (“non invidio a Dio il paradiso perché sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia”), di Shakespeare (“il clima è temperato, l’aria dolcissima, l’isola fertile”), di Goethe (“è in Sicilia che si trova la chiave di tutto”), di Freud (“un’orgia inaudita di colori, di profumi, di luci”).

La Sicilia è questa terra, che tra tante meraviglie, tra limoni e tra conchiglie, porta addosso l’infamia di Nitto Santapaola e Totò Riina – “gli ultimi invasori stranieri fatti in casa”, nell’amara ironia di Pino Caruso – che se pure vi sono visceralmente legati finiscono per esser surclassati, fagocitati, annichiliti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, da Boris Giuliano e da Libero Grassi, dal Generale Dalla Chiesa e da Giuseppe Fava, uomini di un coraggio e un valore tutto siciliano, che hanno preferito una fine spaventosa a uno spavento senza fine. Perché chi non ha paura muore solo una volta, e non tutti i giorni, anzi non muore mai, perché vive in eterno nel ricordo, nell’ammirazione, nella gratitudine di chi c’è, di chi ci sarà.

Questa è la Sicilia, e nel destino di una terra unica e irripetibile, incommensurabile a tutto il resto, non potevano che esserci i “Testoni”, i francobolli più belli del mondo …

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » mer mag 17, 2017 8:25 am

ATTRAVERSANDO LO STRETTO DI MESSINA: VACCARI, 447

Se nell'attesa di arrivare in Sicilia, per parlare dei "Testoni", l'aggiudicatario del lotto nr. 447 dell'ultima asta Vaccari volesse fare il più grande affare economico della sua vita, non ha che da scrivermi: f.pitigrilli@virgilio.it

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Alpha » mer mag 17, 2017 9:08 pm

ciao Giuseppe
proprio qualche giorno fa ho letto che volevi dedicarti al Lombardo Veneto. Interesse scemato?

ciao ciao

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 18, 2017 8:35 am

ATTRAVERSANDO LO STRETTO DI MESSINA: NINO AQUILA

Lo Stretto di Messina è davvero molto ... stretto, anzi corto. Nelle più terse giornate d’estate, dalla spiaggia di Giardini Naxos, si scorge chiaramente l’intera costa della Calabria. E d’altra parte sono in tanti, non solo atleti, a cimentarsi con successo nell’attraversata a nuoto, a conferma che l’impresa non è poi così improba, che le due punte sono alla fine piuttosto vicine.

Ma quel breve tratto di mare sembra lunghissimo, se stai sul traghetto. Sarà, forse, la stanchezza del viaggio in treno, di quel Roma-Catania che impiega 11 ore, se tutto va bene, e anche 16 se le cose girano male. Sarà che l’ingresso del treno nel traghetto è tecnicamente simile a un atto sessuale – su e giù, avanti e dietro, su e giù, avanti e dietro, ... – ma della piacevolezza di quell’atto non ha proprio nulla, anzi. Sarà quel che sarà, ma attraversare lo Stretto, su un traghetto, è cosa lunga e noiosa, e a poco vale il pessimo caffè del bar, o la sosta sul ponte, per intrattenersi.

In viaggio verso la Sicilia, questa terra che tra tante meraviglie, tra limoni e tra conchiglie, custodisce anche i più bei francobolli al mondo, qualcosa da fare occorre pur trovarla, e cosa c’è di meglio che sentire le parole di uno dei più grandi collezionisti di Sicilia, forse il più grande, il dottor Nino Aquila.

Ti sarà capitato di indirizzare qualcuno alla filatelia: cosa gli hai consigliato e consiglieresti tuttora?

L’intelligenza, lo studio, la prudenza e la rinunzia alla fretta traditrice, tuttavia senza perdere l’occasione buona quando essa si presenti.

Non posso che compiacermi di trovarmi in accordo con un così eccelso personaggio del panorama filatelico. Anche se …

… lo stile collezionistico dell’inarrivabile Nino Aquila è parecchio distante dal mio.

“Molti anni or sono … mi feci arrivare in visione un esemplare nuovo dell’1 grano siciliano, I tavola, II stato, rarità di primissima grandezza, acquistabile in quel caso a un prezzo più che accessibile. Lo mostrai a Gaetano Russo, mio maestro di filatelia, il quale lo esaminò con attenzione in ogni dettaglio, girandolo e rigirandolo, guardandolo in controluce a occhio nudo e con la lente. Poi mi disse: ”È certamente un pezzo importante, ma lei deve ricordarsi di privilegiare sempre la scelta della qualità. Se avessi notato una sola imperfezione l’avrei invitata ad acquistarlo. Ma, a parte il fatto che la gomma non è integrale (cosa perdonabile), il francobollo è sfiorato su un lato: due difetti non si possono accettare!”. Restituii l’esemplare. E ancora oggi me pento amaramente: dopo di allora non ebbi più occasione di reperirne un altro per la mia collezione”.

Gaetano Russo, per me, fece bene a dare il consiglio che diede, perché quel consiglio è per me la pietra miliare della filatelia degli Antichi Stati. Ma in questo lungo viaggio verso la Sicilia, questa terra che tra tante meraviglie, tra limoni e tra conchiglie, custodisce anche i più bei francobolli al mondo, non voglio certo chiudere con una nota di disaccordo con chi, di là del diverso stile, è un mito della filatelia.

“… anche i consigli degli esperti vanno accettati con accortezza e valutando a fondo le proprie opinioni personali. Che – ovviamente – vanno maturando con l’esperienza”.

E di nuovo mi compiaccio di trovarmi perfettamente allineato.

Piti.
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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » gio mag 18, 2017 2:35 pm

ATTRAVERSANDO LO STRETTO DI MESSINA: SAVERIO IMPERATO

Saverio Imperato non è un collezionista come tutti gli altri. È (dovrebbe essere) il più medagliato d’Italia, almeno così ricordo di aver letto; e vorrete perdonarmi se non so dirlo con esattezza, ma, come tutti i collezionisti di qualità, la logica dell’esposizione, della gara, della medaglia mi è del tutto aliena, sono situazioni che mi lasciano indifferente; il collezionista di “qualità” è infatti oltremodo riservato, per animo e carattere, afflitto da uno spiccato, endemico senso del pudore; il collezionista di “qualità” non espone in pubblico, non mostra nemmeno in privato, e per dirla tutta ha una forte riluttanza a confessarti anche solo quel che possiede; le medaglie, i premi, gli applausi, le aggettivazioni, il prodigo sperpero di superlativi li lascia volentieri agli altri, ai collezionisti di “rarità”.

Saverio Imperato fa parte degli “altri”. Quando gli chiesero quali fossero i tre francobolli (a parte i suoi) che lo avessero maggiormente impressionato, la sua risposta fu: il “Tre Skilling” giallo di Svezia (un errore di colore che si racconta Mondolfo producesse ab libitum nel suo studio, per farne comprendere la dubbia origine), l’One Cent Magenta (che sempre Mondolfo dice di non aver mai comprato né desiderato perché veramente troppo, troppo difettoso) e il foglio completo del 9 Kreuzer di Baviera (che vorrei sapere quanti collezionisti italiani hanno mai sentito nominare).

Molti collezionisti italiani, dice Imperato, “hanno privilegiato la qualità più che la rarità. Io penso e agisco al contrario. Quando il pezzo è unico o rarissimo è meglio averlo, per completare il proprio iter filatelico, che rinunciarvi perché magari di buona qualità”. Io sono in netto disaccordo. L’album è come il libretto universitario. Ci sono gli esami sostenuti (i francobolli acquistati) con accanto il voto conseguito (la loro qualità) e poi una “media” che li riassume. Se il voto del prossimo esame è inferiore alla media, la media scenderà; se è superiore, la media salirà. Non bisogno mai accettare voti (comprare francobolli) che facciano scendere la media. Mai. Perché, a differenza dell’università, la collezione non va “fuori corso”, ma rischia seriamente di andare “fuori pista”, se s’iniziano a far concessioni sulla qualità.

Poi Imperato prosegue: “Certo, la qualità incide sul valore commerciale … ma in filatelia, insisto, devono contare molto anche il valore storico, culturale, l’intelligenza di chi costruisce una collezione”. E qui sono d’accordo.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » ven mag 19, 2017 8:45 am

ATTRAVERSANDO LO STRETTO DI MESSINA - LA "SICILIA" DELLA ITALPHIL

Ieri, con un po' di calma, sono finalmente riuscito a consultare come si deve il prossimo catalogo d'asta della Italphil, su cui avevo espresso di primo acchitto un giudizio decisamente tranchant

Pitigrilli ha scritto:La prossima asta Italphil, non solo non è un'asta, ma non è neppure una vendita a prezzi netti; assomiglia piuttosto al libriccino dei desideri del conferente; dire che le basi d'asta sono alte, o mal calibrate, o starate, non è corretto, perché non rende l'idea; le basi d'asta sono completamente fuori da ogni logica, prima ancora che fuori mercato.


Certe basi d'asta (appartentemente) scalibrate si potrebbero spiegare (almeno in parte) con un discorso di tinte pregiate o di annullamenti particolari, tutte cose che mi lasciano tendenzialmente indifferente, e perciò fatico a cogliere. Nel complesso, però, di là di qualche mia espressione colorata, il giudizio di fondo rimane: questo catalogo Italphil ha "un altro odore", batte "un altro passo", è "un'altra cosa", rispetto a tutti gli altri. Il conferente non è chiaramente un collezionista qualunque (ovvio) e di conseguenza ha preteso condizioni di vendita particolari, specifiche, personalizzate.

Noto poi che il catalogo fa da seguito diretto a un'altra vendita di Sicilia - centrenta sugli annullamenti - che presumibilmente costituiva la prima parte della collezione, di cui non escludo a questo punto di vedere altre puntate in futuro; potrebbe essere una collezione davvero imponente, che la Italphil sta gestendo con gradualità, sondando pian piano il mercato, per vedere cosa ne può uscire; per quanto interessanti siano certe cose, della vendita passata di quella imminente, il meglio forse deve ancora arrivare.

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Re: Note sparse sul collezionismo degli Antichi Stati Italia

Messaggioda Pitigrilli » lun mag 22, 2017 3:19 pm

ATTRAVERSANDO LO STRETTO DI MESSINA: IL 50 GRANA

Il 50 grana è il più alto dei valori dell’emissione siciliana; se non proprio il più difficile da reperire sul piano collezionistico – di alcune sfumature di colore del ½ grano, il valore più basso, se ne conteranno un paio – rimane sicuramente il più affascinante.

Ne entrarono effettivamente in circolazione poco più 7.000, a fronte di una fornitura di circa 25.000 esemplari. Quando i bolli borbonici cessarono di validità, le rimanenze furono spedite a Torino, e negli anni seguenti vendute ai collezionisti, a prezzi d’affezione. La circostanza, che sulle prime avrà reso felici molti filatelici, creò nemmeno troppo alla lunga una delle situazioni più antipatiche del collezionismo degli Antichi Stati.

Il 50 grana nuovo – come la lira di Modena o l’80 centesimi del Governo Provvisorio – è decisamente più comune dell’usato, perciò c’è sempre stato un incentivo alla “falsificazione” dell’annullo, tanto più difficile da scovare quanto meno è opera di “artisti contemporanei”. Pare, infatti, che la pratica di apporre timbri postumi abbia preso piede già intorno all’inizio del ’900, per venire incontro ai desiderata di un collezionismo ancora ingenuo. Ma una cosa è distinguere, nell’anno 1900, un timbro apposto ieri da uno piazzato quarant’anni prima, intorno al 1860; ben altro è distinguere oggi, anno 2017, un timbro vecchio di 117 anni da uno di 175 anni fa. È chiaramente un esercizio che non fa presa sulle capacità umane, perché la differenza negli inchiostri non è più percettibile, una volta scavallato il secolo, a più forte ragione se l’annullo è “non periziabile”, se si presenta cioè tanto vago, sfumato o mal impresso da non poterne confermare l’originalità, ma nemmeno smentirla con certezza.

Per tutto ciò molti collezionisti di Sicilia stanno lontani dal 50 grana usato “per principio”; altri si fidano solo delle perizie di Emilio Diena, il solo che, alla sua epoca, aveva una qualche possibilità di discernere il vero dal postumo; altri ancora si orientano sui 50 grana collocati su supporti cartacei – se non lettere, costosissime, almeno frammenti – così da avere un elemento oggettivo a loro favore (di questo genere ne passò uno molto bello da Vaccari, un paio di anni fa, ex Collezione Seta); e poi c’è chi sente rincuorato se quel 50 grana è stato sistematicamente ospite negli album di grandi collezionisti del passato. Ognuno, in fondo, trova le sue certezze dove può, dove gli aggrada di più cercarle.

Il 50 grana su documenti è una rarità. Non ho sottomano il dato esatto, ma mi sembra di ricordare che ne esistono solo una settantina. Il più bello di tutti lo potete ammirare su un catalogo d’asta dell’Investphila dell’ottobre 2005, in una meravigliosa affrancatura multicolore.

Ma il 50 grana su lettera con la storia più affascinante è un altro, quello della collezione Aquila, accompagnato da un 2 grana. È una delle pochissime lettere (l’unica?) viaggiata all’interno dell’Isola. È il pezzo – parole di Nino Aquila – “che mi ha reso più felice”, non solo per un fatto di possesso, ma proprio per il modo in cui è stato reso possibile: “Potei venire in possesso grazie all’amicizia di Renato Mondolfo, … che – con grande liberalità – mi concesse di pagare con modalità di dilazione che definirei inimmaginabili. Sapeva che un professionista, pur affermato, ma che non disponeva di grandi risorse finanziarie da dedicare al proprio hobby, non avrebbe potuto aspirare all’acquisto di quel rarissimo cimelio affrontando la spesa in un’unica soluzione. E mi diede modo – affettuosamente – di realizzare il mio sogno”.

Collezionisti e mercanti di altri tempi.

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